Terzo Settore e Volontariato. Nasce la prima scuola nazionale di formazione AIL

di Stefania Bortolotti

Nasce la prima scuola nazionale di formazione AIL per i volontari dove vengono delineate le “buone prassi” per accogliere, preparare e accompagnare i volontari nel sostegno ai malati ematologici. È questo il Terzo settore: spina dorsale del Paese, un esercito del bene che durante la crisi ha fatto la differenza, cruciale per la ripresa e terzo pilastro dell’economia.

Volontari sereni, consapevoli e competenti, capaci di affrontare e risolvere le più diverse situazioni. È questo l’identikit del volontariato del terzo millennio, che diventa sempre più cruciale per la ripresa e lo sviluppo del Paese e chiede considerazione per il suo ruolo. L’AIL – Associazione Italiana contro Leucemie, linfomi e mieloma – risponde prontamente alle nuove domande e istituisce la prima Scuola Nazionale di Formazione AIL per Volontari, con il supporto non condizionante di Pfizer.

«Il volontariato ha una vocazione nascosta che è quella di affermare e diffondere dentro la società di cui è parte quel principio di fraternità e di reciprocità che lo contraddistinguono – sottolinea Stefano Zamagni, Presidente della Pontificia Accademia delle Politiche Sociali – non basta dire ‘solidarietà’. La specificità del volontariato è la pratica del principio di reciprocità, un principio fondamentale che altro non è che la traduzione pratica del principio di fraternità. Il volontario non dona soldi, dona se stesso. Ecco allora la necessità di una Scuola, non solo strumento di formazione, ma costruttrice di un pensiero che vada al di fuori delle aule e che possibilmente arrivi a tutti gli ambiti della vita associata, perché il volontariato ha bisogno soprattutto di essere riconosciuto per quel che è, prima ancora che per quel che fa».

Un pianeta, quello del Terzo settore, in continuo cambiamento grazie anche alla Legge delega 106/2016 che lo riforma. Trecentocinquantamila organizzazioni che danno lavoro a oltre un milione di persone, quasi 6 milioni di donne e uomini che volontariamente e gratuitamente donano se stessi a chi è nel bisogno, un valore di 80 miliardi di euro. Ma se è vero che il Terzo settore contribuisce ad accrescere la coscienza civile del territorio e a migliorare la coesione sociale attraverso la sua partecipazione alla vita comunitaria, esso chiede pure il riconoscimento del suo ruolo.

 «Fondamentale che il Terzo settore esca fuori dalla nicchia in cui inevitabilmente è stato ricacciato in questi ultimi anni – sottolinea Stanislao Di Piazza, Sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali – Per fare questo passo in avanti è importante che ne venga riconosciuto il ruolo, solo così potrà diventare un vero modello sociale di economia e sviluppo, non alternativo alle due economie, capitalista e statalista, ma addirittura terzo pilastro economico del Paese. Un sistema economico che contribuisca alla costruzione di un nuovo modello di sviluppo, il solo che porterà ad una nuova e reale crescita del nostro Paese».

Intervista a: Sergio Amadori Presidente Nazionale AIL – Associazione Italiana contro leucemie, linfomi e mieloma

Prof. Sergio Amadori AIL

Presidente Amadori, l’AIL istituisce la Scuola Nazionale di Formazione per i volontari “AIL”. Come nasce l’idea di questa importante iniziativa?

La cura del benessere del volontario è la cura del benessere dell’intera Associazione. Questo è un obiettivo di AIL che prima di ogni cosa vuole che i suoi volontari siano accanto ai pazienti ematologici e alle loro famiglie con serenità e responsabilmente. Il secondo obiettivo è quello di far crescere la cultura del volontariato sociale, considerato una fondamentale forma di interazione sociale tra un soggetto che dona se stesso a un altro soggetto che è in uno stato di bisogno. Il terzo obiettivo di AIL è potenziare le fila dei volontari storici, la cui età sta aumentando, reclutando le giovani generazioni. Tutto questo ci ha convinti che integrare in modo graduale i nuovi volontari attraverso una specifica formazione e aiutare i volontari storici a migliorare le loro capacità, poteva essere una strategia vincente. Il migliore strumento per riuscire in questa sfida era quello di mettere a punto programmi di formazione specifici per i volontari AIL che tutti i giorni sono a fianco dei pazienti ematologici, particolarmente fragili, e delle loro famiglie. È nata così dopo una lunga e attenta preparazione, grazie all’esperienza maturata dai volontari più esperti e soprattutto alle competenze degli psicologi AIL, la prima Scuola Nazionale di Formazione dei nostri volontari. Siamo molto fiduciosi che questa Scuola possa diventare nel tempo un punto di riferimento importante per quanti desiderano avvicinarsi alla nostra organizzazione e per consentire un ulteriore e necessario salto di qualità del nostro volontariato che come sua vocazione si adopera per donare sostegno ai pazienti e aiuto alla ricerca scientifica.

Il volontariato mette in pratica i principi della fraternità e della reciprocità attraverso il dono solidale. Quali sono nell’attuale ambito sociale le caratteristiche richieste ai volontari?

Bisogna partire dal contesto sociale. Il volontariato esiste da sempre, ma oggi non è più quello di vent’anni fa. Nello specifico, il volontariato socio-sanitario come quello declinato dai volontari AIL, si confronta con una medicina che è completamente cambiata grazie ai numerosi, continui e, in qualche caso, esaltanti successi della ricerca; il ruolo stesso del paziente è profondamente mutato passando dalla passività all’attivismo che prende voce attraverso l’associazionismo. Essere volontario di questi tempi significa essere un mezzo di partecipazione alla vita della comunità e di coesione tra i suoi membri al fine di raggiungere l’obiettivo di accrescere la coscienza civile del territorio e migliorare il tessuto delle relazioni sociali. Un compito gravoso che si manifesta attraverso l’aiuto e il dedicare se stesso al bene dell’altro e della comunità e che spesso non è riconosciuto come merita. Un lavoro che cambia a seconda delle situazioni e delle emergenze, come vediamo ora in piena emergenza sanitaria da COVID-19, ma che oggi necessita di professionalità, competenze, attenzione come quella dell’ascolto, della disponibilità, del saper lavorare in gruppo e soprattutto saper capire il bisogno e intervenire con il giusto equilibrio.

Presidente, la Scuola Nazionale di Formazione dei volontari AIL, può a suo avviso diventare un modello di impegno civile?

Assolutamente sì. Anzi, mi permetto di affermare che la Scuola Nazionale di Formazione dei volontari AIL è già un modello di impegno civile perché trae origine e forza dai valori che AIL porta avanti da mezzo secolo. Noi vogliamo che questa Scuola cresca fino a diventare un modello di volontariato che intende promuovere ed esaltare la centralità della persona superando le barriere dell’individualismo in un contesto di gratuità, solidarietà, tolleranza e spirito di servizio.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *