GIOVANNI SCHIAPARELLI ASTRONOMO A BRERA

di Carlo Radollovich

Chi l’avrebbe detto ! Un piemontese di Savigliano, provincia di Cuneo, dopo le lauree brillantemente conseguite in ingegneria idraulica e architettura civile, si rese conto che la sua vera passione consisteva nell’osservare gli spazi celesti. Decise perciò di partire per Berlino ove studierà astronomia presso il locale Osservatorio.

Egli era stato allievo del grande scienziato e politico Quintino Sella, conoscenza che gli consentì di essere assunto nel 1860, come secondo astronomo, presso l’Osservatorio di Brera. Nel 1862, già affermato e apprezzato, sostituì il vecchio direttore di Brera, Francesco Carlini, deceduto da poco. Le sue doti di grande divulgatore scientifico fecero breccia nel mondo della cultura e approfittò di questa sua posizione per chiedere uno specifico aiuto a Quintino Sella.

Infatti, rendendosi conto che a Brera mancavano strumenti aggiornati secondo le più recenti tecniche, chiese al governo di allora un nuovo telescopio rifrattore Merz, con apertura di 218 millimetri. E con sua grande soddisfazione lo strumento venne installato nella cupola di Brera nel luglio del 1865.

Purtroppo, a causa di incredibili lungaggini burocratiche relative alle necessarie operazioni di verifica, questa importante novità tecnica poté essere utilizzata soltanto nell’estate del 1877. Schiaparelli puntò subito il telescopio su Marte, approfittando tra l’altro del fatto che il pianeta, in quei giorni di luglio, si trovasse alla distanza minima dalla terra, pari a 57 milioni di chilometri. Quelle afose notti, nel buio della cupola, furono utili a Schiaparelli per scoprire che il pianeta rosso era solcato da canali: una delle più straordinarie scoperte del XIX secolo.

L’astronomo si limitò a divulgare che i canali potevano essere stati creati da imponenti quantitativi d’acqua in movimento, facenti parte dell’evoluzione geologica di Marte. Più avanti, favorito nelle indagini dal nuovo telescopio Merz-Repsold da 488 millimetri (gli ingrandimenti potevano raggiungere quota 660), scoprì anche lo sdoppiamento dei canali (le “geminazioni” in termine tecnico) e avviò contemporaneamente approfonditi studi sulle calotte del pianeta.

In America, l’astronomo Percival Lowell (1855 – 1916) sostenne la tesi che questi canali potevano addirittura rappresentare, in tempi remoti, una realizzazione da parte di esseri intelligenti. Schiaparelli, all’età di 55 anni, fu costretto ad abbandonare la direzione dell’Osservatorio nel 1910 per sopraggiunti problemi agli occhi di una certa gravità. Nel corso di una intervista disse: “Col declinare degli anni non mi è stato più possibile continuare. Il rumore della città mi fa male e le strade di Milano sono diventate per me impraticabili”.

Ritiratosi in Brianza e precisamente a Monticello, in provincia di Lecco, si spense tuttavia nella nostra città nel luglio del 1910. Nelle sue memorie scrisse tra l’altro: “Nei giorni di osservazione non pranzavo affatto, ma dormivo poco prima di salire alla specola, essendo per me necessario avere il capo e soprattutto gli occhi ben riposati”. E ancora:” bevevo poco vino, niente fumo e l’astensione da tutto ciò che può turbare il sistema nervoso”.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *