LA CONTESSA MAFFEI E IL SUO SALOTTO

di Carlo Radollovich

Il ben noto “Salotto Maffei” venne inaugurato nel 1834 da Clara Maffei (nata Carrara Spinelli) e dal coniuge Andrea Maffei, probabilmente nel tentativo di reagire alla morte della figlioletta di appena nove mesi. Per la verità, la disperazione coglieva profondamente la ventenne contessina poiché il nobile Andrea, dopo un breve periodo di lutto, riprendeva le sue vecchie abitudini, frequentando teatri, ritrovi, senza disdegnare le feste da ballo.

Tuttavia, resosi finalmente conto della forte depressione che avvolgeva Clara, Andrea si propose di mettere in pratica una ricetta che avrebbe potuto garantire una sicura guarigione e cioè garantire attorno a lei una valida e continua presenza di amici fidati. Iniziò a parlarne con i conoscenti più intimi sino ad approdare, grazie a certe conoscenze, sino a personaggi indubbiamente di spicco.

Citiamo tra i più celebri il patriota e brillante politico Massimo d’Azeglio, il pittore veneziano Francesco Hayez, che non mancava mai di frequentare con una certa costanza casa Maffei. L’artista dipinse Clara vestita in modo non particolarmente elegante, ma volle accentuare il suo sguardo assai acuto e intelligente, quasi mettendo in rilievo un viso particolarmente attratto dalla cultura.

Anche lo scrittore francese Honoré de Balzac fece parte del Salotto. Egli giustificava i suoi frequenti viaggi in Italia perché, così diceva, era alla continua ricerca di profonde ispirazioni. Tuttavia, ascoltando diverse malelingue, sembra che volesse allontanarsi dai suoi numerosi creditori parigini. Quando giungeva a Milano, prendeva alloggio presso l’albergo Bella Venezia, in piazza San Fedele, a pochi passi da casa Maffei, tanto da suscitare più di una gelosia in Andrea.

Conobbero Clara Maffei niente meno che Giuseppe Verdi, Franz Listz, lo scrittore e ingegnere Emilio Bignami, il politico e poeta Giovanni Prati, Cesare Correnti, Carlo Cattaneo e altri ancora.

Nel 1842, i coniugi Maffei andarono ad abitare al secondo piano del lussuoso Palazzo Belgioioso, opera del Piermarini, nell’omonima piazza. Qui, parecchie conversazioni si concentravano su un preciso argomento ossia quello relativo al malcontento che emergeva di continuo tra i milanesi: l’impossibile e odiosa coesistenza con l’occupazione austriaca.

Purtroppo, tra le nobili parole che si intrecciavano nel Salotto e che abbracciavano l’amor di patria e la futura conquista delle libertà, si notava che che il matrimonio tra Clara e le mille superficialità di Andrea stava per arenarsi definitivamente. Senz’altro complice fu l’amicizia iniziata tra la contessa e il giornalista Carlo Tenta, il quale, nel corso dell’estate, la frequentò a Clusone nella villa Carrara Spinelli, di proprietà dei genitori di lei. Carlo esprimerà a Clara non soltanto la sua profonda stima, ma anche il suo amore.

La contessa si separò consensualmente dal marito nel giugno del 1845. Andò ad abitare in corsia dei Giardini, l’attuale via Manzoni, e successivamente Clara e Carlo si sistemarono in via Bigli n° 21. Liberata l’Italia, Clara riaprì il suo salotto e accolse, accanto alle vecchie glorie, gli esponenti delle più giovani generazioni, da Arrigo Boito ad Aleardo Aleardi. Morì il 15 luglio 1886 e una lapide ricorda questa data sul palazzo di via Bigli.

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