MARIA CRISTINA CARLINI IN MOSTRA AL SALOTTO DI MILANO

di U.P.

Fino al 30 ottobre mostra di Maria Cristina Carlini, curata da Francesca Bellola, al Salotto di Milano, corso Venezia 7.

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Maria Cristina Carlini è un’artista di caratura internazionale. E’ abituata a lavorare su opere monumentali, presenti in spazi pubblici urbani di grandi città dell’Europa, dell’America e dell’Asia. Tra i lavori più recenti, “La nuova città che sale” per la Fiera Milano, “Origine” esposta a Parigi alla Beffroi di Place du Louvre e “Impronte”, ora al Museo del Parco di Portofino.

Questi suoi lavori, collocabili tra architettura, urban design, landscape, site-specific, hanno messo sempre al centro il rapporto dell’artista con la gestione di uno spazio sociale, destinato al pubblico in generale, quindi non orientato ad una audience specifica. Anche il loro senso era quello di una riflessione antropologica, un ritorno alle origini.

Nella mostra personale, che resterà aperta fino al 30 ottobre presso il Salotto di Milano, corso Venezia 7, le prospettive cambiano drasticamente. Le opere della Carlini di dimensioni più circoscritte, intime in certi casi, trovano collocazione in uno spazio privato, di grande prestigio, essendo uno dei luoghi più “in” della città, destinato a un pubblico selezionato.

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Non è certo la prima volta che Maria Cristina Carlini espone le sue opere in mostre personali, ma, anche se cambia il target e il contesto, non cambia il soggetto della sua esplorazione artistica che è sempre incentrata sulla ricerca delle radici profonde dell’uomo, che non possono che trovarsi nella natura.

Un salto indietro nel passato quello della Carlini, per cercare di ritrovare la vera dimensione dell’essere umano, rifacendosi agli elementi primitivi che hanno costituito il paesaggio originario20201001_155339 quando l’uomo ha fatto la sua comparsa: terra, acqua, aria e fuoco. Elementi primordiali da cui l’artista riesce a ricavare una spazialità arcaica nella quale far emergere anche le misteriose origini dell’arte.

Il suo è un lavoro antropologico, ma senza concettualismi, che sa di contrapporsi a una moderna società tecnologica per tornare ad apprezzare – senza alcun tipo di sentimento nostalgico – la vita e il pensiero primitivo, raffigurandolo non come regno della spontaneità o dell’innocenza ma come luogo di una cultura che può ancora parlarci e insegnarci molto.

I materiali con i quali realizza le sue opere sono grés, bronzo, ferro, legno, ma in questa mostra espone anche fotografie e opere su carta. Particolare attenzione meritano i “crateri”, lavori che esprimono forse meglio la sua creatività, oggetti che possono ricordare vasi primitivi, reperti di una civiltà perduta, o anche semi appassiti, cauterizzati di enormi piante esotiche, sul cui tegumento, aperto come una feritoia e vuoto all’interno, troviamo tracce di biacca, ossidi, patine auree.

Carlini 4Di immediato impatto interpretativo, anche se angosciante, i libri ossidati e bruciati ai margini: un libro non più leggibile è un reperto che diventa quasi incomprensibile nel suo significato primigenio, come se l’artista si fosse messa ad osservare dal futuro i resti di una civiltà, la nostra, ormai scomparsa (o distrutta), non più in grado di comunicare né di comprendere il valore degli strumenti (i libri, appunto) che aveva adottato per farlo. Ed è come se volesse metterci in guardia dall’hybris umana che può portare alla nostra fine.

Ma molti altri sono gli spunti che Maria Cristina Carlini sa proporci e che potranno coinvolgere chi visiterà la mostra, che è stata curata da Francesca Bellola e che resterà aperta fino al 30 ottobre.

Orario: da lunedì a venerdì, 10.00-17.00
Ingresso libero con prenotazione consigliata. Per informazioni: 02.76317715

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