PIO ALBERGO TRIVULZIO, GLI INIZI

di Carlo Radollovich

Tutto nasce da una precisa idea, confidata a parenti e amici, del benestante principe Antonio Tolomeo Trivulzio (1692 – 1767), un filantropo assai stimato da tutta la nostra città, il cui sogno risiede semplicemente nel dar vita ad una istituzione che possa accogliere persone povere e soprattutto assai bisognose.

Il principe abita in un elegante palazzo in contrada della Signora, a due passi dal Verziere. E’ un appassionato di materie letterarie e scientifiche, tanto da impostare spesso riflessioni e considerazioni avviate per iscritto con gli amici Cesare Beccaria e Pietro Verri.

Egli invia una prima domanda all’imperatrice Maria Teresa d’Austria (1756) chiedendo autorizzazione per la realizzazione di un ricovero. Ma tale domanda si addormenta nei cassetti della burocrazia viennese e soltanto nel 1766 viene concessa la possibilità di erigere il tanto auspicato ricovero.

L’anno successivo Antonio Trivulzio passa a miglior vita, ma lascia agli eredi un preciso compito: realizzare senz’altro l’opera tanto desiderata, avendo tuttavia cura di ospitare non certo anziani sani e di robusta corporatura, ma poveri vecchi con evidenti difetti e infermità. Vengono effettuate in breve tempo le necessarie modifiche presso il palazzo in cui dimorava il principe. Salotti e tinelli sono trasformati in locali per medici e per l’infermeria, mentre tutte le altre stanze sono riadattate in salubri camerate.

Completati tutti questi lavori, il Pio Albergo Trivulzio, a febbraio del 1771, è già in grado di ospitare cento persone indigenti, in precarie condizioni di salute. I ricoverati, come da normativa interna, indosseranno una particolare divisa rinunciando a calzare scarpe colorate, che risulterebbero in contrasto con il concetto di povertà. Non dovranno chiedere l’elemosina durante i pochi momenti dedicati al passeggio, con il divieto assoluto di vendere parti di cibo servito a mensa, pena l’espulsione.

Le donne sufficientemente in arnese, possono eseguire, senza alcun obbligo, lavori di cucito, mentre gli uomini possono eventualmente dedicarsi a piccoli lavori all’interno del ricovero. A gennaio del 1791, il Pio Albergo offre vitto e alloggio a ben 450 persone, residenti pure in alcuni piccoli caseggiati nel frattempo eretti nelle vicinanze. Ma come è possibile, al di là delle cospicue sostanze lasciate in eredità da Antonio Trivulzio, continuare a mantenere decorosamente in vita tanta gente ? Va detto che le donazioni da parte dei cittadini risultano sempre numerose e anche lo Stato, a partire dall’unità d’Italia, inizia a farsi carico degli indigenti ricoverati.

Va sottolineato che, all’inizio del Novecento, le domande di ricovero risultano in vertiginoso aumento e occorre perciò poter disporre di una sede più ampia. Viene individuato un terreno di 60mila metri quadrati sulla strada che conduce a Baggio e proprio qui, in via Trivulzio, iniziano presto i lavori di costruzione. Nel 1910 viene inaugurata la nuova, capiente struttura, pure oggi chiamata familiarmente “Baggina”.

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