REFERENDUM 2020: LE RAGIONI DEL “SÍ” E DEL “NO”

di Sara Sedici

Il 20 e il 21 Settembre gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi in merito al referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari.

La convocazione di tale referendum è stata indetta per approvare o respingere la legge di revisione costituzionale dal titolo “Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari”. La legge, in breve, prevedere:

 – la modifica dell’articolo 56 della Costituzione con la riduzione del numero dei deputati da 630 a 400.

– la modifica dell’articolo 57 della Costituzione con la riduzione del numero dei senatori elettivi da 315 a 200.

– la modifica dell’articolo 59 della Costituzione con l’indicazione di un numero massimo di senatori a vita nominati dal Presidente della Repubblica che non potrà essere, in nessun caso, superiore a 5.

Poiché si tratta di una consultazione referendaria non abrogativa non è previsto un quorum di validità e l’entrata, o meno, in vigore della legge sarà determinata dall’esito del referendum a prescindere da quanti cittadini andranno alle urne.

Non è la prima volta che si dibatte, in Italia, in merito a questo tema: dal 1983 sono stati otto i tentativi di riforma – incluso quello attuale – del numero dei parlamentari: cinque non hanno mai visto la luce del sole, bloccati nelle discussioni e negli iter parlamentari; altri due, invece, sono arrivati alla consultazione popolare ma sono stati bocciati dagli italiani. Il referendum di quest’anno sarà, quindi, il terzo dopo quelli del 2006 e del 2016.

Dalla sua indizione, lo scontro fra i sostenitori del “Sì” e  quelli del “No” è sempre stato molto acceso: da una parte troviamo coloro ritengano questa riforma l’atto finale di un dibattito che perdura da quasi quarant’anni mentre, dall’altra parte, troviamo chi ritiene si tratti di una mera azione populista fatta di tante parole e poca sostanza.

Per quanto riguarda le ragioni del “Sì”, il taglio dei parlamentari rappresenterebbe un importante e necessario segnale di rinnovamento per poter migliorare il funzionamento delle istituzioni. Un passaggio dalla “quantità” alla “qualità” che permetterebbe di ritrovare quel senso di prestigio e di orgoglio – forse un po’ dimenticati negli ultimi anni – nel rivestire tale carica di rappresentanza. Inoltre, l’approvazione di questa legge permetterebbe un risparmio lordo di circa 82 milioni l’anno: una cifra cospicua con cui rifinanziare la Cassa di Stato.

Proprio in merito al “Sì”, abbiamo ricevuto la dichiarazione di Franco Mirabelli, Vice Presidente dei Senatori PD:

Mirabelli

 “Le scelte che abbiamo fatto in questi mesi sono coerenti con questa impostazione. È un’impostazione che ha portato anche a fare di questo un tema fondante nell’accordo di Governo e della maggioranza.
È evidente che le ragioni del nostro sì non sono quelle dell’antipolitica; non sono quelle di chi vuole rappresentare la democrazia come un costo e i parlamentari come un lusso che il Paese non si può permettere.
È evidente che la nostra è un’altra impostazione.
Penso che, però, se si vuole evitare di lasciare a chi questa impostazione l’ha coltivata e ne ha fatto la base della proposta di calendarizzazione della legge; se non vogliamo lasciare a loro un tema che è nostro ed è stato della sinistra per molti anni, abbiamo bisogno di esserci per spiegare e dare una lettura e un’impostazione diversa a questa scelta.”

Dal canto suo Zingaretti, segretario del Partito Democratico, ha confermato che sono banali e pericolose le argomentazioni sul risparmio per il taglio dei parlamentari e non ritiene che votando “Sì” ci sia un pericolo per la democrazia. Nel contempo, però, ha avanzato la proposta di avviare una raccolta di firme per il bicameralismo differenziato, cioè una forma di bicameralismo in cui le due camere che formano il Parlamento possono avere uguali funzioni ma con poteri diversi.

Per quanto riguarda le ragioni del “No”, invece, l’approvazione di questa legge sarebbe l’errore peggiore mai commesso: il taglio del numero dei parlamentari causerebbe la riduzione di rappresentatività del Parlamento con un rapporto di un eletto ogni 100mila abitanti – rispetto all’attuale uno ogni 64mila. Si creerebbe, quindi, un distanziamento fra la politica e i cittadini che renderebbe ancora più difficile non solo il riuscire a comprendere le loro difficoltà, ma anche il lavoro per poterle risolvere. Inoltre, il risparmio calcolato rappresenterebbe circa lo 0,001% dei costi della politica: una riduzione delle spese talmente irrisoria da non poter giustificare tutti i cambiamenti che questa riforma prevede.

In merito al “No”, riportiamo uno stralcio dell’intervento di Alessandro De Chirico – Consigliere del Comune di Milano e politico di Forza Italia – alla maratona oratoria “No al taglio dei parlamentari, no al taglio della democrazia”,  svoltasi il 12 Settembre a Milano:
De Chirico

“Un euro. Il costo di un caffè. Questo sarà il risparmio per il singolo cittadino italiano se dovesse passare questa riforma che ci viene proposta per cui andremo a votare il 20 e il 21 di Settembre al referendum. Ma in termini di democrazia quanto costa questo euro?” – e prosegue – “Io voglio essere rappresentato meglio, non meno. E se passa questa riforma costituzionale ciò non accadrà.”

Anche Berlusconi, presidente di Forza Italia, ha sollecitato gli italiani ad andare a votare per evitare che un puro atto di propaganda possa mettere in gioco il futuro dell’Italia.

Entrambe le parti hanno quindi ragioni valide e legittime per sostenere le proprie scelte: starà agli italiani decidere quale sarà quella migliore per il Paese.

 

 

 

 

 

 

 

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