BIBLIOTECA AMBROSIANA, STORIA DEGLI INIZI

Carlo Radollovich

In una fredda mattinata del 1609 (8 dicembre), una folla di curiosi si accalca in piazza San Sepolcro, a due passi dal Duomo. La gente non vede l’ora di presenziare all’inaugurazione di un imponente e nuovo stabile. Perché questa insolita attrattiva nei riguardi di un edificio ? E’ presto detto: il palazzo sarà sede della Biblioteca Ambrosiana, desiderata e fermamente voluta dall’arcivescovo Federico Borromeo.

L’idea frulla nella sua testa in occasione del suo secondo viaggio a Roma nel 1597 quando si rende conto, dopo aver visitato la nuova Biblioteca Vaticana, che anche Milano dovrebbe possedere un’analoga struttura ossia una istituzione culturale capace di promuovere valori umanistici. E ancora prima di affidare l’incarico per la costruzione del palazzo, il cardinale inizia a reperire volumi rari stampati e preziosi manoscritti.

Incarica Francesco Maria Richini, architetto particolarmente dotato d’ingegno e già noto per aver edificato alcuni templi a Milano e provincia, di provvedere a realizzare, con la collaborazione di Lelio Buzzi, un ampio edificio. Più avanti, nel 1611, l’architetto e docente Fabio Mangone riceve l’incarico di costruire aggiuntivamente due saloni, il primo destinato all’accademia, il secondo alle raccolte d’arte.

Dopo essere stata chiusa per l’epidemia di peste tra il 1629 e il 1630, si decide di di trasferire l’accademia a Brera. Successivamente, si rimane stupiti nell’osservare che la pinacoteca sta acquisendo sempre più importanza e nel 1618, grazie all’esposizione dei quadri dei pittori fiamminghi Paul Bril e Jan Bruegel nonché all’incantevole “Canestra di frutta” del Caravaggio e al “Ritratto di musico” del grande Leonardo, la creatura di Federico Borromeo decolla decisamente verso traguardi ancora più ambiti.

E’ chiaro che, con il trascorrere degli anni, il Palazzo dell’Ambrosiana subisce restauri con l’inserimento di lavori che riguardano pure certi ampliamenti, ma si volle considerare, in ogni circostanza di modifica, di tener sempre presente questa precisa ispirazione dettata dall’arcivescovo: le opere pittoriche non devono mai essere disgiunte da quelle letterarie. Cosicché, anche ai tempi nostri, i visitatori presenti al primo piano presso la pinacoteca sono in grado di scorgere sommariamente, avvicinandosi ai parapetti, gli antichi e preziosi manoscritti ubicati nella sala di lettura sottostante.

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