INIZIALI FUGHE DI SANT’AMBROGIO DA MILANO

di Carlo Radollovich

Figura di rilievo alla corte dell’imperatore Valentiniano I (321 – 375), Ambrogio di Treviri venne nominato nel 370 governatore della provincia romana Aemilia et Liguria, con sede a Milano. Da subito fece valere la sua indubbia forza pacificatrice nelle varie contese tra ariani e ortodossi nella nostra città.

Ma nel 374, quando il vescovo ariano Aussenzio passò a miglior vita, la Chiesa milanese si trovava spaccata in due fazioni, la prima di evidente ispirazione ariana, la seconda di chiaro stampo ortodosso. Verificatisi i primi attriti, il governatore Ambrogio si recò prontamente presso la “Basilica nova” per controllare la situazione, prima che le cose potessero precipitare. Infatti, gli ariani rivendicavano il diritto di ricoprire l’importante carica di vescovo e gli ortodossi reclamavano l’identica supremazia.

Nel mezzo di discussioni decisamente agitate, prese la parola Ambrogio, citando validi esempi riguardanti la più corretta imparzialità. La leggenda dice che, al termine di un discorso tanto significativo, un bambino gridò per primo a gran voce: “Ambrogio vescovo !”. Tutti si dichiararono d’accordo su tale proposta…ad eccezione della persona nominata.

Infatti, egli si sentiva un politico, non un religioso. E quando venne osannato da una folla immensa, si allontanò dalla basilica per rifugiarsi nel palazzo pretorio. Volle riflettere, ma decise quasi subito di adottare la soluzione che gli si presentò più spontanea: fuggire da Milano al calar delle tenebre. Sellò la sua cavalcatura preferita, una mula di nome Betta, e uscì di città attraverso Porta Romana, intenzionato a dirigersi verso Pavia. Inoltratosi in uno dei boschi vicini, si perse completamente, complice la notte senza luna, tanto che ai primi bagliori del giorno si ritrovò nuovamente al punto di partenza, davanti a Porta Romana.

Sconsolato, si sedette su una pietra e qui alcuni cittadini lo riconobbero e lo pregarono di rientrare in città per prendere possesso della carica che gli spettava. Davanti alle autorità, Ambrogio rinnovò le proprie intenzioni di non diventare vescovo, ma di proseguire la propria attività di governatore. In cuor suo covò nuovamente il desiderio di abbandonare la città e per confondere suoi eventuali inseguitori, pregò il maniscalco di inserire sugli zoccoli di Betta i ferri al contrario, sicuro di poterli confondere.

Stavolta, di notte, prese la strada per Magenta, conosciuta benissimo. Giunto nel borgo di Abbiategrasso, cominciò a tirare un sospiro di sollievo, ma la fida Betta si bloccò improvvisamente e malgrado qualche energica frustata non volle proseguire il viaggio. Nel frattempo, un manipolo di persone, non tratte in inganno dalle impronte al contrario, raggiunsero Ambrogio e lo circondarono. E la mula Betta riprese la marcia solo quando Ambrogio venne convinto a far ritorno a Milano.

Il 7 dicembre 374 Ambrogio venne ordinato vescovo e da quel giorno svolse il suo incarico nel migliore dei modi, illuminando Milano con tutta la sua grande fede.

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