BAVA BECCARIS, I TRAGICI INCIDENTI DI MILANO

di Carlo Radollovich

Siamo nel 1898. Sebbene in data 1 maggio non si verifichino ancora disordini, un inaspettato fatto contribuisce negativamente a surriscaldare la già tesissima atmosfera di Milano, pronta a manifestare contro il carovita.

Infatti, i coscritti della classe 1873 vengono richiamati alle armi tra gli umori più neri degli stessi, intravedendo la possibilità di aprire un conflitto in Nord Africa in vista di una ripresa della politica coloniale.

Ma la mattina del 6 maggio gli animi si accendono nel modo più completo quando un dipendente della Pirelli, fuori dallo stabilimento, inizia a distribuire volantini invocando maggiori diritti a favore dei lavoratori. Viene subito bloccato dalla polizia.

Un altro operaio, tale Angelo Amadio, viene condotto nella caserma di via Napo Torriani con l’accusa di aver lanciato pietre contro le forze dell’ordine. Tra la folla venutasi a creare, con la finalità di manifestare con toni minacciosi, è presente il giornalista e politologo Filippo Turati (1857 – 1932), il quale cerca comunque di invitare tutti alla calma.

Prima conseguenza da parte della polizia: spara sulla gente uccidendo una persona e ferendone cinque. I disordini continuano anche il giorno seguente in via Orefici e in via della Moscova (ove è situata la Manifattura Tabacchi). Qui studenti e lavoratori protestano per ottenere una qualità meno onerosa della vita.

Nel frattempo, il questore, per poter far fronte alle numerose emergenze sorte, delega il potere alle forze militari. Prende il comando delle operazioni il generale Fiorenzo Bava Beccaris (1831 – 1924), nominato commissario straordinario dal governo italiano guidato da Antonio Di Rudini’.

Beccaris, con mano estremamente dura, smantella le numerose barricate sorte a Porta Ticinese mentre addirittura spara colpi di cannone su Porta Garibaldi. Non verranno lasciati tranquilli nemmeno i frati del convento di corso Monforte, rei di essersi dichiarati a favore dei manifestanti. Il convento stesso è occupato dai militari.

Il risultato degli scontri è tragico: ottanta morti e più di quattrocento feriti. In carcere finiscono anche Filippo Turati (comminati dodici anni di reclusione) e la compagna Anna Kulisciov (tre anni).

Conclusione davvero incredibile: mentre Milano sta ancora commemorando i propri morti, Bava Beccaris riceve da Roma una benemerenza ossia la Croce di Grande Ufficiale dell’Ordine militare.

E quando il 29 luglio 1900 re Umberto I viene ucciso a Monza da Gaetano Bresci, l’anarchico dichiarerà che la sua vendetta si basa su due punti: riparare l’offesa per la falsa decorazione a Beccaris e ricordare i morti di Milano del 1898.

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