MILANO OSSERVATA SECOLI FA

di Carlo Radollovich

La nostra città esercitava sugli italiani e sull’Europa un fascino del tutto particolare. Ricordiamo le frasi di un vescovo anglicano scozzese, tale Gilbert Burnet (1643 – 1715), il quale, poco prima di trasferirsi a Parigi nel 1685, ebbe la possibilità di visitare Milano, esprimendo un lusinghiero giudizio che trascriviamo: “Milano è bellissima e malgrado non sia posizionata sul mare offre grandi attrattive. Basti pensare ai suoi imponenti edifici, alla sontuosità delle chiese e ai suoi artistici conventi”.

Diversi stranieri amavano visitare in quell’epoca il nostro Duomo, anche se molto diverso dall’attuale: infatti, la facciata si presentava incompleta, le guglie erano soltanto due e il tetto era quasi rudimentale e primitivo (vedi foto).

Molte persone restavano però incantate nell’ammirare la Ca’ Granda (ossia l’ospedale) con il suo ampio cortile barocco progettato dall’architetto Francesco Maria Richini. Tra queste, l’inglese Richard Lassels (1603 – 1668) volle spiritosamente affermare quanto segue: “Magnifico. Vorrei quasi essere un po’ ammalato per potervi alloggiare…”

Lo stesso Lassels spese parole d’elogio anche per il Castello Sforzesco: “ E’ interessante visitare meticolosamente il suo interno, i validi palazzetti destinati agli ufficiali di rango più elevato, le botteghe con ogni genere di mercanzia, persino negozi di oreficeria, poi un efficiente mulino, una chiesa e molte altre cose ancora”.

Ma se il nostro visitatore, al di là dell’apprezzamento per le pregevoli opere d’arte, per le statue e per i monumenti cittadini, si fosse spinto a dare un’occhiata alla periferia, avrebbe notato un evidente calo delle ricchezze e delle sfarzosità presenti in centro. La povertà si evidenziava ovunque e diverse case erano fatiscenti, addirittura prive di vetri in molti casi, perché carissimi.

Ma la città nel suo complesso, in attesa di tempi migliori, non stava mai con le mani in mano. Grazie ai suoi artigiani, come ad esempio gli armaioli e i tessitori, si cercava di sopravvivere dignitosamente. E nel ‘700 la situazione sociale dei cittadini cominciò a migliorare, anche se di poco. Le piccole carrozze aumentavano di numero e i meno abbienti iniziavano finalmente a soddisfare meglio le loro esigenze più elementari. Insomma, la proverbiale operosità dei milanesi non si stava smentendo nemmeno a quei tempi…

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *