VECCHIA TOPONOMASTICA MILANESE

di Carlo Radollovich

Sino a poco oltre la metà del Settecento, le strade di Milano venivano raramente contrassegnate con un nome e i vari edifici non recavano il numero civico.

Per la distribuzione delle poche lettere o per informazioni richieste da qualcuno, si ricorreva ad alcuni punti di riferimento come i palazzi ben conosciuti, le chiese o le colonne votive.

Non era difficile notare su alcune buste un indirizzo di questo tipo: “dimora non distante dalla chiesa di San Marco, dalla piazza si va verso sinistra e, subito dopo il primo palazzo nobile, girare a destra”. Quasi un piccolo testo, forse più lungo dello scritto che si intendeva recapitare…

Per migliorare l’intricata situazione si dovette attendere sino al 1786, quando il primogenito dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria, Giuseppe II, fissò l’obbligo con apposito decreto, di inserire “sulle cantonate di ogni strada uno specifico nome”.

Per contro l’identificazione delle varie case avvenne in modo decisamente strano e cioè a seconda dell’importanza dello stabile. Ad esempio, il Palazzo Reale venne contrassegnato con il numero 1, l’Arcivecovado con il numero 2.

Ma questa soluzione si rivelò caotica e pertanto si passò abbastanza celermente alla numerazione degli edifici, via per via.

Le strade di Milano risultarono per lo più intestate a famiglie appartenenti alla élite meneghina come i Bigli, i Morigi, gli Arcimboldi, i Meravigli e i Piatti, che vantavano una discendenza niente meno che da Platone.

E’ curioso notare la differente origine del nome di certe vie. Citiamo la via Armorari che venne battezzata in tal modo per la nutrita presenza di officine di armaioli. La via Spadari rifletteva il lavoro qui eseguito dai fabbricanti di spade.

La via Speronari intendeva sottolineare la locale produzione di elmi, di staffe e di altre parti metalliche. La via Berettari era nota per diversi copricapi confezionati.

E che dire della via Bagutta, ove le osterie erano assai note? Il nome derivava dal milanese “baga” e significava “otre per vino”, ma anche “pancia voluminosa” per chi era un affezionato simpatizzante di Bacco. Mentre “baga’”, accentato, significava semplicemente…bere con gusto.

Terminiamo con Cordusio (la piazza) il cui nome deriva da “Curia ducis” ossia il luogo ove si amministrava la giustizia al tempo dei longobardi e con Vetra (la piazza) che trae origine da “Castrum vetus” e cioè “accampamento vecchio”.

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