UN PERSONAGGIO MILANESIZZATO: EMILIO TREVES

di Carlo Radollovich

Triestino di nascita, l’editore Emilio Treves si trasferì a Milano nel 1857 e, nel 1861, fondò lo studio “Editori della Biblioteca utile”, prefiggendosi di far stampare, con successo, opere popolari divulgative. Nel 1873, con un colpo che denotava tutto il suo fiuto in campo editoriale, fondò “L’illustrazione italiana” che diresse personalmente sino al 1877.

Nel 1869 pubblicò il quotidiano “Corriere di Milano”, assumendo nientemeno che un illustre caporedattore: si trattava di Eugenio Torelli Viollier, il quale, sette anni più tardi, avrebbe fondato il “Corriere della Sera”.

Innamorato del verismo italiano, Treves si rivelò un autentico talent scout nello scoprire il valore di autori come Verga e De Amicis. A proposito di quest’ultimo scrittore, egli ebbe una straordinaria affermazione con il libro “Cuore”, raggiungendo addirittura la 72.ma edizione nel 1889. Ma va menzionato che anche autori già famosi, come Pirandello e D’Annunzio, si rivolsero a lui per la pubblicazione di alcune loro opere.

Grande eco conquistò il suo “Giro del mondo, giornale di viaggi, geografia e costumi”, edito in dispense settimanali illustrate. Si pensi che, tra il 1871 e il 1874 l’elegante pubblicazione, trasformatasi ancor più raffinatamente con il nuovo titolo ” “Giornale popolare di viaggi”, consentiva ai lettori di dar vita, ogni anno, a due volumi dalla copertina molto apprezzata.

Emilio Treves, sempre deciso e autoritario, raramente cedeva ad attimi di dolcezza. Per la verità, soffriva da tempo di un’acuta forma di gotta, che gli procurava non pochi disturbi. Si narra che un giorno, non appena entrato nel suo ufficio, vide sulla scrivania un romanzo destinato ad una possibile pubblicazione. Diede uno sguardo al titolo e soprattutto al nome dell’autore: Salvator Gotta. Si diresse verso la porta, nervosissimo, e strillò: “Non pubblicherò mai il libro di uno che si chiama Salvator Gotta”. Ma va pure detto che proprio quella mattina, Emilio Treves era stato assalito da dolorosissimi crampi imputabili alla malattia.

Da ultimo segnaliamo che l’editore, all’età di settantatré anni, venne immortalato su tela dal pittore, suo amico, Vittorio Corcos.

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