COME SI ENTRAVA IN MILANO

di Carlo Radollovich

Dopo aver elogiato con entusiasmo la bellezza e il “pregio” della nostra città nel suo “De magnalibus urbis Mediolani” (Le meraviglie di Milano), Bonvesin de la Riva scrive in latino quanto segue nello stesso libro: “Le porte principali della città sono solidissime e arrivano al numero di sei. Le porte secondarie sono invece dieci e si chiamano pusterle”. E’ interessante osservare, ora, quanto delle vecchie opere sia ancora in vita. Teniamo presente che le annotazioni dello scrittore risalgono niente meno che al 1288.

Va subito detto che di quegli storici ingressi rimane ben poco. L’unica porta, ancora integra, è quella Ticinese, restaurata dall’architetto Camillo Boito, fratello maggiore del musicista Arrigo, poco dopo l’Unità d’Italia. Egli aveva fatto abbattere alcune casupole che erano state costruite attorno, mettendo in luce le due torri che erano state segnalate dallo stesso Bonvesin.

Altra parte di spicco, inglobata in quella Porta Nuova eseguita in stile neoclassico dall’architetto Giuseppe Zanoia tra il 1810 e il 1813, è rappresentata da un particolare arco antico, testimone del vecchio ingresso. La porta di un tempo, quella conosciuta da molti storici milanesi come Porta Giovia perché ricordava la presenza di una statua di Giove, non è più esistente perché abbattuta nel 1360. Infatti, essa dovette lasciar spazio al primo nucleo del Castello Sforzesco che, in diversi casi, sarà per l’appunto denominato “Castello di Porta Giovia”.

Bonvesin de la Riva ricordava tra l’altro anche le mura antiche, che in seguito persero la loro preminente funzione difensiva avendo lasciato spazio alle seicentesche mura spagnole. Sotto la denominazione spagnola, per poter entrare in Milano si avevano a disposizione otto porte: Vigentina, Vercellina, Ticinese, Lodovica, Romana, Orientale, Nuova, Comasina. Di queste, l’unica ancora in vita nella sua struttura originale è la Romana, edificata nel 1598 per celebrare l’arrivo in Milano di Maria Margherita d’Austria, futura moglie di Filippo III di Spagna.

Le porte che possiamo visionare oggi riflettono le specifiche barriere daziarie erette nell’Ottocento, i cosiddetti caselli daziari. Proprio ai primi dell’Ottocento risale la nuova Porta Ticinese, situata in piazza XXIV maggio un po’ più in basso rispetto alla vecchia. Si tratta di un vero capolavoro di Luigi Cagnola (1762 – 1833), esponente di spicco del Neoclassicismo Milanese. Impressiona il suo arco colossale che si staglia sui due piccoli caselli daziari.

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