LA BICOCCA E LA FAMIGLIA PIRELLI

di Carlo Radollovich

Nell’aprile del 1522, il condottiero Prospero Colonna riuscì a sconfiggere i francesi di Francesco I sul terreno che viene oggi identificato come il quartiere della Bicocca. Questo nome evoca la pesante sconfitta dei soldati d’Oltralpe, i quali, amaramente delusi per lo smacco subìto, pronunciarono la frase “C’est une bicoque” (si tratta di una disfatta). E da allora, per segnalare eventuali perdite sul campo di battaglia, i nostri “cugini” si affidarono spesso a questa frase.

In questa località, la Bicocca per l’appunto, la nobile famiglia degli Arcimboldi decise di abitarvi verso la metà del XV secolo, facendo costruire un ricco palazzo che avrebbe potuto essere considerato una piccola roccaforte. Alcuni secoli più tardi, un giovane laureato in ingegneria si innamorò di questa zona e volle erigere qui una sua fabbrica. Il talentuoso giovane si chiamava Giovanni Battista Pirelli. Il tutto si compì nel 1872.

L’anno successivo, Giovanni Battista Pirelli fondò uno stabilimento in via Filzi, proprio dove ora sorge il Pirellone, e riuscì ad assumere in breve tempo diverse centinaia di lavoratori. Qui si producevano conduttori isolati per telegrafia, più tardi si realizzarono cavi telegrafici sottomarini e nel 1890 venne costruito il primo pneumatico per bicicletta. Solo nel 1901 apparve il primo pneumatico per automobili. Addirittura non si volle tralasciare la produzione di tappeti e impermeabili.

Nel frattempo, la dimora degli Arcimboldi passò nelle mani dei Pirelli e qui l’ingegner Giovanni Battista pensò di trasformarla in una scuola materna, destinandola soprattutto ai figli dei dipendenti molto delicati o addirittura malati. Tra i numerosi ragazzini presenti, andò alla ricerca di affreschi e ornamenti (venuti alla luce a seguito dei lavori di restauro effettuati sulla ex dimora Arcimboldi) l’intelligentissimo Leopoldo Pirelli, nipote di Giovanni, che in futuro sarà presidente del Gruppo.

Infatti, egli si laureò a pieni voti, raccolse significative esperienze in Inghilterra e a soli quarant’anni si impossessò del testimone del padre Alberto. All’inizio degli anni Settanta, Leopoldo iniziò a ipotizzare la riconversione dell’area Bicocca. Nel 1983 si raggiunse l’intesa con il Comune di Milano. Sì al mantenimento in loco soltanto di alcune produzioni, ma fu necessario riprogettare l’area che si rendeva libera. Nascerà un nuovo centro urbano, dotato di negozi, viali alberati e soprattutto del Teatro degli Arcimboldi, a ricordo dell’antica famiglia.

Nel 1978 il più famoso grattacielo milanese venne venduto alla Regione Lombardia e l’arguta penna di Montanelli scrisse, dopo anni, a tale riguardo: “Così la Pirelli perse il Pirellone, ma il Pirellone non perse il suo simpatico nomignolo. Poi venne, all’inizio degli anni Novanta, il momento in cui la Pirelli perse anche i Pirelli perché, uscito di scena Leopoldo (sostituito nel 1999 da Marco Tronchetti Provera ndr) non ci fu più nessuno di quel cognome alla guida dell’impresa. Ma il Pirellone è Pirellone per sempre.”

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