LO STADIO GIUSEPPE MEAZZA

di Carlo Radollovich

Lo stadio di San Siro, come i vecchi aficionados continuano a chiamarlo, non riveste interesse culturale ed è pertanto escluso dalla tutela di un bene da proteggere. Questa dichiarazione, per certi versi amara, rilasciata il 20 maggio scorso dal ministero dei Beni culturali, aveva letteralmente disorientato molti tifosi milanisti e interisti.

Infatti veniva così a cadere una precisa richiesta del Comune di Milano, datata 13 novembre 2019, con la quale si chiedeva a Roma una presa di posizione a tale riguardo, considerata l’eventualità di un abbattimento della costruzione sportiva in vista del nuovo progetto che prevede di erigere un nuovo stadio a nome Milan e Inter.

Nel corso degli anni, San Siro, inaugurato nel 1926, aveva subìto importanti modifiche. Ricordiamo l’ampliamento e la congiunzione delle tribune nel 1938, la netta trasformazione eseguita nel 1955 quando venne costruito un secondo anello che fece alzare la capienza degli spettatori sino al considerevole numero di 100.000 (successivamente ridotto a 80.000 per motivi di sicurezza), la creazione degli impianti di illuminazione notturna e l’installazione dei tabelloni luminosi elettrici nel decennio 1957-1967 e soprattutto il rinnovamento del 1990 quando venne ultimata la realizzazione del terzo anello, con la copertura di tutti i posti a sedere, giusto in tempo per l’avvio dei campionati del mondo di calcio.

E’ vero che non si fece ricorso a veri e propri rifacimenti, ma gli architetti, grazie al loro intelligente lavoro, avevano saputo conferire all’intero impianto un tocco di eleganza e di armonia.

Forse per difendere questo tocco di bellezza esteriore, alla quale molti tifosi sono sinceramente affezionati, è scattato in questi giorni un ricorso contro l’abbattimento dello stadio, ricorso che è stato firmato da uno dei comitati che rappresentano i residenti, protestando ufficialmente contro le motivazioni che sottolineano la mancanza di interesse culturale nei riguardi dello stadio Meazza. Si fa qui osservare al tempo stesso che sia lo stadio, sia gli ippodromi, rappresentano un simbolo chiave per l’intera città. E perciò San Siro rientrerebbe tra i beni culturali da tutelare.

Siamo solo all’inizio di queste dispute, ma è chiaro sin d’ora che i sostenitori del tenere in vita il vecchio di San Siro si stanno battendo non solo per simpatia, ma anche per amore verso questo stadio che probabilmente non merita di essere demolito per lasciar posto ad una costruzione di certo molto funzionale, però forse racchiusa freddamente nella sua prorompente modernità.

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