DUE STATUE MILANESI, DUE CURIOSITA’

di Carlo Radollovich

Nel palazzo dei Giureconsulti (piazza dei Mercanti,2) era stata collocata a suo tempo una statua dedicata alla Giustizia e a tutte le leggi che ispiravano (e ispirano tuttora) il rispetto dei diritti altrui. Ma quando gli spagnoli si impadronirono della nostra città, la testa della statua finì incredibilmente per terra. Forse un fulmine? Forse un’errata manovra di qualche artigiano? Alcuni sospettarono che certi vandali, probabilmente spinti dai madrileni, eseguissero questa barbara decapitazione.

Resta l’amara constatazione che i nostri invasori colsero l’occasione non solo per riparare il “danno”, ma soprattutto per evidenziare e sottolineare l’importanza dei conquistatori. E infatti venne collocata al suo posto la testa del re Filippo II (1527 – 1598).

Sotto la guida austriaca della regina Maria Teresa (1717 – 1780) fu deciso di conferire alla statua un vero e proprio legame con la città, inserendo sopra il busto della dea Giustizia il volto di un santo particolarmente amato dai milanesi: quello di Ambrogio vescovo.

A proposito di santi, risulta di particolare spicco la statua dedicata all’arcivescovo Carlo Borromeo (vedi foto) realizzata su disegno dello scultore Dionigi Bussola, eretta nel 1610 a seguito della canonizzazione dell’arcivescovo stesso e inaugurata ufficialmente, come croce votiva, dal cugino Federico Borromeo nell’agosto del 1624. Le croci votive vennero più avanti eliminate dalla città (già nel XVIII secolo erano considerate un intralcio alla viabilità), ma quella relativa a San Carlo venne conservata e posizionata su un nuovo basamento con successiva collocazione in piazza Borromeo.

Nello stesso anno 1624 era stata invece iniziata ad Arona (e conclusa solo nel 1698), la famosa, colossale statua dedicata al patrono milanese, alta complessivamente 35 metri (23,40 + 11,60 di piedistallo), progettata dall’architetto Giovanni Battista Crespi, detto “il Cerano” (1573 – 1632). A questo riguardo va segnalato con una punta d’orgoglio italiana quanto segue: ai piedi della statua della libertà, dono dei francesi agli americani, è stata posta una targa in bronzo sulla quale è scritto che il monumento è stato costruito su modello del colosso di Arona.

Infatti, l’ingegnere francese Frédéric-Auguste Bartholdi soggiornò a lungo nella città piemontese per studiare da vicino l’opera del San Carlone, come affettuosamente chiamato in loco dagli aronesi e non solo.

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