Odissea esami maturità 2020

di Donatella Swift

Mancano ormai poche settimane all’avvio dell’esame di Stato 2020 ed ancora si hanno poche indicazioni “serie” su come avverrà il suo svolgimento. Ad oggi le uniche certezze riguardano il fatto che gli esami saranno effettuati in presenza e che, dopo un lungo tira e molla, il Ministero provvederà a fornire di mascherine anche i candidati, oltre che i docenti. Tutto bene dunque? E invece no. La neo ministra alla Pubblica Istruzione, Lucia Azzolina, dovrebbe gentilmente spiegare per quale arcano motivo dopo quasi 4 mesi di chiusura delle scuole, ricordiamo che le scuole sono state le prime a chiudere con un decreto di urgenza del 23 febbraio in Emilia Romagna e Lombardia, e successivamente con altri decreti in altre regioni, si dovrebbe andare a fare esami in presenza quando ancora oggi non si sa se e come apriranno le scuole a settembre. Senza contare che prima di dare l’annuncio degli esami in presenza la stessa ministra aveva affermato che era suo preciso dovere tutelare una categoria, quale è quella degli insegnati, mediamente “anziana”, e come tale maggiormente a rischio. E questa affermazione era stata fatta non chissà quanto tempo prima, bensì solo uno o due giorni prima. Per non parlare di chi vorrebbe regalare agli studenti dell’ultimo anno l’ultimo giorno di scuola, in modo da salutare i propri compagni e professori, adducendo come motivazione che altrimenti gli studenti si sentirebbero privati di un momento così importante per la loro crescita personale.

Anche chi scrive vorrebbe poter “vivere” un ultimo giorno di scuola normale, ma è anche ben consapevole che i rischi sono sempre dietro l’angolo. Che senso ha riaprire per due o tre settimane le scuole, perché oltre alla sessione ordinaria ci sarebbero anche, dal 10 luglio, anche gli esami preliminari degli studenti privatisti, mettendo a rischio studenti e docenti, oltre che personale scolastico in genere. Possibile che a nessuno del “Palazzo” non venga in mente che per recarsi a scuola docenti e studenti non vanno tutti a piedi perché abitano nelle vicinanze? Prendere bus o anche treni locali non è proprio salutare in questo momento, sebbene siano prese le misure del caso. E ancora: nei giorni d’esame chi garantirebbe che effettivamente i ragazzi non sono stati a contatto con persone potenzialmente a rischio? Una semplice liberatoria con un’autocertificazione?

Si parla inoltre di una giornata tipo che se va bene durerebbe dalle 7 alle 8 ore, cinque ore per i colloqui, il resto per le parti strettamente burocratiche nonché per la sanificazione dei locali. Per non parlare appunto di quanto detto riguardo agli esami preliminari dei privatisti: allo stato attuale c’è chi non è in grado di spiegare se la commissione che dovrà riunirsi sarà la stessa di giugno o un’altra. Insomma come al solito la confusione regna sovrana. Così come avvenuto per la formulazione della tipologia dell’esame stesso: prima solo orale, poi con un elaborato da presentare, ma non una tesina, e ancora un testo da cui partire è, come sostituzione della prima prova scritta, ma ancora adesso non si sa se deve far parte del programma intero o solo di una parte di esso. Nel frattempo studenti e docenti attendono che la ministra si pronunci definitivamente sullo svolgimento di questi esami. Sempre che si riesca a porre la parola fine, perché visti i tempi non si sa mai.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *