STREGHE MEDIEVALI

di Carlo Radollovich

Il mondo delle streghe, di cui la storia nei secoli passati ci descrive ampi capitoli, rifletteva in sostanza due culture: quella conosciuta e imperniata sulla Chiesa e quella legata fortemente alle cose terrene, ove certi elementi si fondevano spesso con la magia e l’occultismo.

Nel campo cristiano, gli dei appartenenti al paganesimo erano frequentemente paragonati al mondo in cui regnava il Maligno. E quando la Chiesa metteva al rogo un simbolo legato al paganesimo, ossia la strega, si intendeva bruciare una particolare raffigurazione del demonio.

Nel Medio Evo le streghe venivano di norma suddivise in due categorie: le adoratrici di Diana (denominate streghe buone o fate) ove il clero non evidenziava di norma strane negatività, praticando esse riti non contrari alla liceità, e le adoratrici vere e proprie del diavolo. Queste venivano accusate di provocare siccità, di rendere sterili le persone e addirittura di tentare di levarsi in volo dopo essersi spalmate di un liquido untuoso su tutto il corpo. Una curiosità secondo una vecchia tradizione: solo ai primi del Cinquecento le streghe cominciarono ad usare la scopa per “volare”, prima si rivolgevano a cavalli particolarmente snelli e agili.

Tra i primi ad accusare le streghe fu San Bernardino da Siena (1380 – 1444), indicandole come serve di Satana, mentre la Chiesa stava affilando le proprie lame per poi accusare le streghe stesse come apportatrici del Male su questa terra. Persone di ogni livello sociale, partecipando ai ben noti sabba (convegni notturni diabolici), davano sfogo ad ogni genere di piacere in contrapposizione a quanto la Chiesa stava predicando in tema di penitenze e di sacrifici morali. Essi non si rendevano conto che, cercando di elevarsi almeno di un poco su tutto quanto si basava prettamente sulle cose materiali, avrebbero arricchito le loro anime di certi nobili sentimenti.

Due Streghe, Sibilla Zanni e e Pierina Bugatis, dopo essere state sorprese in atteggiamenti inequivocabili durante convegni non leciti, vennero condannate al pubblico pentimento dapprima davanti alla chiesa di San Marco e poi davanti a Sant’Eustorgio. Esse si dichiararono pentite e fecero solenne promessa di abbandonare definitivamente Satana.

Ma l’Inquisizione le stava tenendo d’occhio e avvenne che esse cedettero nuovamente al demonio nel corso di un sabba. Confessarono le loro colpe senza essere state sottoposte a tortura, furono processate e condannate come streghe. Vennero bruciate davanti a Sant’Eustorgio in una calda serata di luglio del 1390.

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