MISTERI MILANESI

di Carlo Radollovich

Ci troviamo in piazza Santo Sepolcro, in pieno centro cittadino, e davanti a noi si staglia l’elegante figura del Palazzo Castani, oggi sede di un Commissariato della Polizia di Stato. L’edificio è stato edificato sui resti di un’antica villa verso la metà del XV secolo per poi aver subìto rifacimenti vari nel corso del XVII, compresa la facciata. Unico elemento superstite della vecchia struttura quattrocentesca è il portale, composto da un misto di marmo e pietra d’Angera, ove spiccano alcune decorazioni “superstiti” in terracotta.

Ora una nota curiosa. Accanto a questo portale è visibile una piccola finestra, coperta da una grata a maglie piuttosto fitte. Qualora un occhio esperto desse un’occhiata a tale grata, osserverebbe che essa non presenta alcuna traccia di giunzioni o di saldature e ci si chiede come si sia potuto creare un manufatto così particolare e soprattutto di difficile realizzazione. Alcuni studiosi hanno cercato di approfondire il perché di questa strana esecuzione in ferro, ma sinora nessuno ha saputo venirne a capo.

Un altro mistero riguarda la chiesa di San Marco, il cui convento ospitò il giovane Mozart nel 1770, quando il famoso musicista si esibì a casa del conte Carlo di Firmian, salisburghese pure lui, ministro austriaco plenipotenziario per la Lombardia.

Ma a proposito del tempio, si nota sull’architrave della bifora, a sinistra del portale d’ingresso, una inspiegabile presenza di draghi. Le ipotesi circa la rappresentazione di questi animali leggendari si sono sbizzarrite, ma una prevale su tutte. Si sostiene che uno dei draghi possa essere stato ispirato dal mostro Tarantasio, un essere orribile che nel Medio Evo, secondo antichi racconti, avrebbe abitato, spaventando la popolazione, le acque del lago Gerundo, uno specchio d’acqua decisamente stagnante, che si estendeva da Cassano d’Adda sino a Cremona.

Da ultimo ricordiamo che sulla facciata di San Marco appare un ampio rosone intarsiato nel cotto e, al centro, si osserva la stella di David a sei punte (vedi foto). Premesso che la facciata è frutto di un restauro operato da Carlo Maciachini nel 1871, alcuni studiosi avanzano l’ipotesi che la stella di David, oltre a rappresentare la rigenerazione cattolica in sé, possa richiamare anche simboli alchemici e massonici. A quest’ultimo proposito, si vorrebbe ad esempio menzionare che Mozart, ospite in loco come accennato, era un importante esponente della massoneria. Tutte le opinioni sono rispettabili, ma questa asserzione non sembra trovare numerosi “seguaci”…

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