UNA MONACA…GIUSTAMENTE MANCATA

di Carlo Radollovich

La vicenda iniziò nel 1729 quando una fanciulla di quindici anni, la marchesina Paola Anglari, fece il suo ingresso, non convinta, presso il monastero di Santa Radegonda, demolito nel 1781 per dar vita all’attuale via Santa Radegonda, una parallela di via Agnello. In effetti, la ragazza non aveva alcuna intenzione di farsi monaca essendo stata costretta ad entrare in convento per volere dei suoi familiari.

Paola era l’ultima di cinque figlie e quando suo padre, dopo alcuni anni di vedovanza, decise di risposarsi, convenne con la sua nuova consorte che il costo per accasare un numero di figlie tanto cospicuo (leggi doti e quant’altro), avrebbe rovinato le già traballanti condizioni finanziarie della famiglia Anglari. Di qui la decisione di far prendere marito soltanto alle due sorelle maggiori, inserendo in convento le restanti tre.

Paola, dopo alcuni anni di noviziato, era diventata bellissima e la sua voce era talmente intonata e soprattutto bene impostata, da essere avviata allo studio del canto, con profitto, grazie al premuroso interessamento della badessa. I progressi della ragazza si facevano sempre più evidenti e in occasione della Pasqua fu invitata ad esibirsi in un concerto di musica sacra fuori dalle mura del monastero. Inutile aggiungere che la sua esibizione fu coronata da un ottimo successo.

Tra gli uditori era presente anche un diplomatico inglese, tale Breval, sposato e padre di tre figli, il quale fu talmente colpito dalla bellezza e dall’armoniosità espresse dalle doti canore di Paola, che se ne innamorò perdutamente. Grazie ad uno stratagemma, la futura suora riuscì ad evadere dal convento per incontrarsi segretamente con Breval e da quel momento…la fiamma dell’amore cominciò ad ardere. Poco dopo la giovane volle giustificare il proprio comportamento e si recò da suo padre confessando l’accaduto.

Gli disse apertamente che la vita del chiostro non faceva per lei (contrariamente a quanto avvenne per la Gertrude di manzoniana memoria) e che vedeva il proprio futuro a fianco di un marito e con dei figli. Il padre cercò di convincerla nel fare un passo indietro, preoccupato per il mormorio che la fuga dal convento avrebbe suscitato tra parenti e amici. Poi la picchiò e infine la riportò al monastero con la forza.

Per qualche tempo Paola cercò di reagire a questo stato di cose. Poi, disperata, decise di prendere i voti, anche perché la corrispondenza con Breval le arrivava sempre più a singhiozzo. Ovviamente, la censura del convento si faceva sempre più stretta e le notizie sull’inglese erano poche. Ma quando l’uomo riuscì ad ottenere il divorzio si mise subito in viaggio per Milano. Si presentò con una scusa alla badessa mentre un complice si diresse di nascosto presso la cella di Paola e la fece fuggire avvolta in un mantello.

Su una carrozza, Paola e Breval viaggiarono tutta la notte per poi giungere ad un porto sul Mar Ligure. Qui si imbarcarono su una nave che li portò in Inghilterra, dove finalmente coronarono felicemente la propria unione. La cronaca, a conclusione di questa romantica storia, ci informa che Paola, dall’Inghilterra, fece richiesta al Sant’Uffizio di annullare i suoi voti religiosi perché presi sotto minaccia e coercizione. Finalmente, nel marzo 1735, Paola ottenne l’annullamento e poté sposare il suo amato Breval.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *