Intervista a Cial, cantautore napoletano, per il suo nuovo singolo

di Remo Righi ……..

Cial è il nome d’arte del cantante che presentiamo oggi. Ma il suo cognome rivela immediatamente la sua origine napoletana: De Filippo. Angelo De Filippo, cantautore partenopeo di 34 anni, è da qualche anno sulla scena musicale. Dopo l’esordio con la pubblicazione di due album “Immagini” e “Vicoli”, che si rifanno alla tradizione popolare, ha partecipato a un importante musical con la Compagnia d’Oriente e ha ottenuto il secondo posto al Premio della Critica Internazionale Gianni Cesarini 2019. Nel 2018 ha pubblicato l’album “O Tiempo Mio”, con la collaborazione tra gli altri di Enzo Gragnaniello.

Il singolo “P’ammore campo e more” (scritto da Michele Buonocore e Mario Abbate Jr.), che potete ascoltare cliccando qui sotto, è una serenata napoletana moderna, nella quale emerge con forza l’aspetto passionale del napoletano “verace”. E’distribuita da Artist First su tutte le piattaforme digitali, ed è inserita nella raccolta “Musica senza tempo Volume1″.

Ma ecco le domande rivolte al giovane artista napoletano.inCollage_20200429_232801994

Cosa ne pensi del fenomeno dei cantanti neomelodici?

La parola è quella giusta, un fenomeno. Però si sa, i fenomeni possono avere molte sfaccettature. Io personalmente, non ho nulla contro chi fa il neomelodico (parlo di persona e non genere) pur sapendo che comunque creano un’immagine musicale debole per la nostra città. Credo che ci sia un’educazione musicale diversa. Non tutti vogliono impegnarsi nell’ascoltare qualcosa di nuovo e il popolino resta legato a sonorità facili. Anche se la musica neomelodica in questi ultimi anni ha appreso sonorità trap e rap. Poi il discorso mafia-canzone merita o meglio non merita un capitolo a parte.

La canzone “P’ammore campo e more” sembra inserirsi a pieno titolo nel filone della canzone tradizionale napoletana, addirittura a quella dei “posteggiatori” che cantavano serenate.
Come nasce questo tuo nuovo lavoro?

Un giorno mi contattò Michele Buonocore autore ed attuale direttore artistico dell’etichetta Evergreen musica senza tempo e mi disse che aveva un brano scritto a quattro mani con Mario Abbate Jr.
Mi chiede se volevo aderire alla nascita di questa nuova label con l’inserimento di una mia interpretazione, che fu appunto P’ammore campo e more. Poi tutto il succo del brano venne affidato ad Ennio Mirra in arte Nyobass che mi spiazzò. Fece un arrangiamento che taglio fuori tutta la mia storia musicale precedente vestendo i di nuove sonorità. Sono stato sempre innamorato di quel brano, anche quand’era agli albori.

Accanto a una certa scelta identitaria legata alla tradizione, vi sono delle novità nel testo di Mario Abbate Jr. con immagini di una certa forza attraverso l’uso di un linguaggio quotidiano ma coinvolgente.
Quanto è importante per te, che hai il compito di interpretare la canzone, il testo?

Per me il testo è il 70% di un brano. Io sono un cantautore, non posso che apprezzare la scrittura di Mario. Ha dipinto un quadro antico proiettato nel futuro

Anche la melodia di Mikele Bonocore, pur evidenziando una certa vena malinconica tipica di certe composizioni “tormentate”, nel finale sembra richiamare un messaggio di speranza che è in grado di trasmettere una certa tensione. A quale interprete ritieni di ispirarti maggiormente? Puoi spiegarci che cos’è esattamente l’AutoTune, una soluzione tecnica oggi piuttosto utilizzata, che crea particolari effetti audio?

Nel mondo della canzone italiana senza ombra di dubbio Lucio Battisti e Fabrizio De André. Per quanto riguarda Napoli sicuramente Mario Musella e un po’ tutta la neapolitan power (Napoli Centrale, Pino Daniele, James Senese, Enzo Gragnaniello, Enzo Avitabile ecc…)
Io ho ascoltato sempre tutto. Non ho limiti. Se un brano o una composizione mi attira, divento una spugna. Non è raro sentirmi ascoltare Mozart e subito dopo un brano Rock Progressive per esempio.
Riguardo all’autotune posso dirle che l’ho ascoltato tante volte in migliaia di lavori ma io l’ho usato una sola volta e non per scelta mia (Nrd risata). Devo affermare che è un’innovazione e come tutte le innovazioni a volte c’è un abuso eccessivo. Se usato in alcuni punti è spettacolare e per molti aiuta anche sull’intonazione. Credo però assurdo ascoltare un brano cantato on l’AutoTune dall’inizio alla fine. A me non piace ma sono gusti .

 

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