VECCHI RICORDI: EL GAMBA DE LEGN

di Carlo Radollovich

Quando a Milano gli scambi automatici tranviari non esistevano, il compito di deviare le carrozze su differenti binari era affidato ad un ometto sempre preciso, battezzato in dialetto dai nostri nonni “l’omm de la guggia”, ossia l’uomo dell’ago, tradotto alla lettera. Tale persona, munito di una sorta di spillone metallico, per l’appunto l’ago, piantava brevemente l’attrezzo nel cosiddetto deviatoio, provvedendo in tal modo a mutare la direzione del tram su indicazione del conducente.

Per assolvere un compito analogo era stato incaricato un omino tutto pepe che, con tanto di berretto e bandierina rossa sempre sventolante, garantiva tra corso Vercelli e via Cherubini non soltanto la corretta percorrenza del conosciutissimo convoglio “Gamba de legn” effettuando l’inserimento della “guggia”, ma avvisava anche contemporaneamente i passanti del possibile pericolo con l’ausilio di un fischietto altamente sibilante.

Il “Gamba de legn”, particolarmente lento, se consideriamo che impiegava 1 ora e 50 minuti circa per raggiungere la città di Magenta, avanzava sbuffando tra mille nuvole di vapore e trascinava a fatica pochi vagoni, ansimando vistosamente. L’inaugurazione del tratto Milano-Magenta avvenne nel 1880 e coincideva con la nascita di questa strana macchina, alla quale i vecchi milanesi si erano assai affezionati, di sicuro felici per aver assistito al definitivo abbandono del traino con cavalli.

Proprio in considerazione della sua lentezza, la gente riusciva tranquillamente a salirvi anche quando il “Gamba de legn” era in corsa tra le strade cittadine, approfittando pure del fatto che le carrozze erano completamente prive di portiere.

Quando il suo ultimo viaggio, peraltro limitato alla località di Vittuone, avvenne il 31 agosto 1957, diversi cittadini non vollero mancare di assistere lungo le strade al suo ultimo appuntamento. Forse ricordavano che in molti l’avevano ribattezzato familiarmente “Giancarlin”, senza dimenticare l’affettuoso slogan creato da uno dei macchinisti alle fermate intermedie: “ghe semm tucc, podum andà” (ci siamo tutti, possiamo partire) ?

Questo vecchio ricordo vela la nostra memoria con un pizzico di non trattenuta nostalgia…

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