TEPPISTI MILANESI DELL’OTTOCENTO

di Carlo Radollovich

Il vocabolo “teppista” deriva dall’espressione dialettale “teppa”, ossia muschio, il ben noto manto verde che cresceva pure in abbondanza presso il Castello Sforzesco. Qui si radunavano, vicini all’ingresso principale, alcuni mattacchioni e buontemponi che, spesso in modo decisamente crudele, attaccavano senza precisi motivi vecchie persone, beffandole e insultandole.

Nacque così la “Compagnia della Teppa”, nei confronti della quale i poliziotti austriaci chiudevano quasi sempre un occhio (meglio fare la guardia a balordi piuttosto che combattere patrioti favorevoli alla bandiera tricolore), anche quando certi tiri birboni sarebbero stati da reprimere prontamente. Resta il fatto che il tutto filò liscio per la Compagnia sino al 1821 e ne vedremo i motivi.

Il capo di tale Compagnia era un certo Gaetano Ciani, chiamato “Baron Bontemp”, di famiglia molto agiata e originaria del Canton Ticino, il quale la combinò davvero grossa quando affittò Villa Simonetta (vedi foto) per organizzare una mattana davvero feroce. Infatti, a nome della Compagnia, invitò una sera d’estate tutti i gobbi e i nani della città promettendo loro, presso la Villa, divertimenti molto particolari – così diceva – con l’inserimento di donnine compiacenti.

Il “rappresentante” milanese dei nani era un certo Nicola Gaiotti, detto “Gasgiott” (significa piccola gazza) e questi venne pregato di vestire i “colleghi” con abiti decisamente appariscenti e sgargianti. I vestiti sarebbero stati procurati prontamente dalla Compagnia della Teppa.

Le donnine vennero “reclutate” presso il Monte Tabor (una collinetta situata a Porta Romana da cui si scendeva con una sorta di toboga sino ad un elegante ritrovo). Le stesse vennero invitate a Villa Simonetta promettendo loro una splendida serata con giovani di gran classe.

Quando le giovani si accomodarono a tavola, la Compagnia fece entrare in sala i nani e gli storpi, i quali non tardarono a presentare, tumultuosamente, le loro pesanti avance. Le dame reagirono subito con ceffoni facendo volare anche i piatti e non vollero assolutamente concedere le loro grazie a piccoli violenti assatanati. I soci della Compagnia dovettero intervenire per placare gli animi, ma si verificò anche qualche coltellata. Qualcuno chiamò i gendarmi e il parapiglia fu finalmente sedato.

Questa volta la polizia non poté passare sotto silenzio l’accaduto perché, tra le signorine, era presente una nobildonna della famiglia Traversi, amica del viceré austriaco, la quale sporse denuncia. In conclusione, gli appartenenti alla Compagnia della Teppa vennero subito arrestati (ad eccezione di Gaetano Ciani grazie ad un accorato appello del padre Carlo) e la Compagnia stessa venne per legge completamente sciolta. Accadde in una calda serata di fine luglio dell’anno 1821.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *