VECCHI RITROVI MILANESI

di Carlo Radollovich

In un momento della vita attuale molto particolare, una vita che ci priva del consueto aperitivo serale appena usciti dall’ufficio e che impone tassativamente di non socializzare in qualsiasi frangente, ci sembra carino stendere una breve storia, con una punta di velata malinconia, relativa ad un paio di ritrovi, a modo loro testimoni di abitudini milanesi degli anni Sessanta che sono ormai tramontate.

Iniziamo con il “Capolinea”, un noto locale situato in via Ludovico il Moro, fondato nel 1967 dal famoso batterista Giorgio Vanni. Ci si recava per gustare ottimi piatti, ma per ascoltare soprattutto musica jazz. Qui suonarono importanti musicisti, da Chet Baker a Franco Cerri, da Dizzy Gillespie a Gerry Mulligan, da Tullio De Piscopo all’indimenticato Pino Daniele.

Si tenevano le ben note “jam session”, ossia riunioni musicali tra artisti di spicco, ove non si suonava nulla di preimpostato, ma si eseguivano semplicemente variazioni su temi conosciuti, sempre improvvisando, ovviamente all’insegna del sincopato. Si ascoltava musica sino a tardissima ora, a volte sino all’alba, quando gli ultimi spettatori, sinceramente aficionados, stavano quasi per crollare…

Una curiosità: il pianoforte del”Capolinea” (vedi foto) è oggi ospitato presso la storica palestra “Luchino Visconti”, nella quale il regista diresse alcune scene del film “Rocco e i suoi fratelli”.

Vorremmo poi ricordare il “Moncucco”, posto nella via omonima, un ritrovo che mantenne per anni l’originale identità musicale tra le numerose risate degli allegri ospiti, le pungenti battute rigorosamente in dialetto milanese e tanta tanta serenità. Si alternavano in questo locale molti personaggi di ogni ceto, un locale a mattoni rossi con un caratteristico camino che rimaneva spesso acceso sino a primavera.

Si percepiva, tra un brano musicale e l’altro, uno stuzzicante profumo di salsicce rosolate proveniente dalla cucina, piatto che veniva poi servita sui soliti tavolacci di legno con il contorno di gustosi sottaceti.

In seguito, questo indimenticabile ambiente, sempre esente da qualsiasi tipo di rissa (eventuali tafferugli scoppiavano sempre al di fuori del ritrovo), cambiò radicalmente la propria struttura a metà degli anni Settanta, quando si trasformò nel night “La Strega”, ove la cronaca nera fece registrare niente meno che otto morti per un evidente “aggiustamento” di conti tra componenti della malavita.

I locali che frequentiamo oggi si presentano molto diversi. Gli ambienti, con quel vecchio sapore di rustico, oggi offrono soltanto una pallida imitazione di quelle atmosfere e viene servito poco vino, ma bibite raffinate. Il tutto si presenta lontano da quel mito degli anni Sessanta che ci ricorda pazze stramberie, per lo più bonarie, ormai decisamente sopite.

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