Una mimosa per Lea Garofalo

di Antonio Barbalinardo

02 Le mimose.L’otto marzo per convenzione è la Giornata Internazionale dei Diritti della Donna ed è celebrata in ogni parte del mondo per ricordare non solo le conquiste sociali e politiche raggiunte dalle donne nel corso degli anni, ma anche per ricordarci che le donne oggi, come ieri, sono oggetto di discriminazioni e violenze: purtroppo il fenomeno dei femminicidi non accenna a diminuire, in Italia al marzo 2020 sono già 15 le vittime.

Allora cosa c’è da festeggiare? C’è forse più bisogno di educare e formare nuovi uomini che sappiano rispettare e amare la donna, quell’essere più bello che il Signore Dio ha creato, colei che ci ha generati che è diventata madre, sorella, amica, sposa, confidente, donna che dobbiamo difendere e proteggere e occorre non rimanere indifferenti alla violenza che a lei spesso è inflitta, e solo cambiando rotta noi possiamo davvero festeggiarla e dirle grazie.

Anche se si indicano altre date, per convenzione la storia dell’8 marzo parte nel 1921 con la Seconda Conferenza Internazionale delle Donne in Russia, allora fu fissata tale data quale Festa delle Donne e a simbolo e omaggio fu scelta la pianta della mimosa poiché fiorisce nei primi giorni di marzo.

Libera immagine di Lea Garofalo
Libera immagine di Lea Garofalo

Il mio pensiero quest’anno è andato a Lea Garofalo che ha subito una morte assurda e indescrivibile inflitta proprio dal compagno e da familiari.

Chi era Lea Garofalo? È stata una testimone di verità e giustizia. Originaria della Calabria, seguì il suo compagno a Milano, dopo che lui fu arretrato per diversi reati, Lea si rese conto della vita reale che stava vivendo con lui e gli comunicò di non volerlo più seguire decidendo di allontanarsi da lui. Iniziò così il suo calvario.

La storia di Lea Garofalo è una storia di vita particolare di una donna del sud che aveva scelto di prendere le distanze dalla ’ndrangheta, dal compagno e dalla sua famiglia, portando con se sua figlia Denise. Lea, volle uscire dai canoni in cui aveva vissuta la sua infanzia, la sua gioventù e la vita a Milano, ma purtroppo, conoscere troppe cose dell’ambiente familiare e di quel mondo le fu fatale. Scelse di cambiare completamente vita per se stessa e per sua figlia Denise, ma fu perseguitata dal compagno e dagli stessi familiari.

Nel 2008, incontrò don Luigi Ciotti, fondatore e presidente del Gruppo Abele e di Libera, al quale raccontò la sua storia di perseguitata. Purtroppo il 24 novembre 2009 Lea Garofalo fu sequestrata e uccisa presso uno appartamento in uno stabile di piazza Prealpi; il suo corpo fu poi spostato da lì e portato in un capannone della zona San Fruttuoso di Monza dove venne fatto a pezzi e bruciato all’interno di un fusto metallico e seppellito sotto un terreno adiacente; i resti del corpo furono trovati soltanto nel 2012, come riferito dagli atti processuali e dalla stampa.

I funerali di Lea Garofalo
I funerali di Lea Garofalo

Il suo funerale fu celebrato dopo pubblicamente a Milano il 19 ottobre 2013, in piazza Beccaria alla presenza dell’allora sindaco Giuliano Pisapia, di don Luigi Ciotti, delle massime autorità istituzionali milanesi e del mondo dell’associazionismo sociale e culturale e i pochi resti recuperati del corpo di Lea Garofalo sono stati seppelliti nel Cimitero Monumentale di Milano presso la Galleria F Levante superiore nell’arcata dedicata ai Cittadini Noti e Benemeriti di Milano all’interno dell’ossario D e posti nella cella 51 dove la piccola lapide riporta: “Lea Garofalo N. 24.4.1974 di anni 35 Testimone di Verità”.

Cella cineraria di Lea Garofalo
Cella cineraria di Lea Garofalo

La storia del coraggio di Lea Garofalo e della figlia Denise, che vive in anonimato, sono diventate un simbolo dell’associazione Libera di don Luigi Ciotti che il 21 marzo di ogni anno organizza la giornata della memoria e dell’impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti di mafie ricordando anche Lea Garofalo.

Un ringraziamento va alla Sezione Anpi “Codè – Montagnani Marelli” di via Bodoni del Municipio 8 perché ha voluto ricordare Lea, donna coraggiosa uccisa dalla ’ndrangheta, proprio nel nostro territorio dedicando a Lea la panchina rossa con una cerimonia svoltasi il 7 dicembre scorso nello spazio interno dei giardini di piazza Prealpi dove è morta.

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