LA DOMENICA A PIEDI DEI MILANESI

di Carlo Radollovich

Nella giornata di ieri, 2 febbraio, tutti a piedi nella nostra città. L’accaduto ci ha inevitabilmente riportato agli anni Settanta, quando le domeniche senza motori non ci venivano prescritte per aver superato il limite consentito di polveri sottili, bensì per poter risparmiare sui consumi di carburante. Il periodo della “oil facility” era infatti definitivamente tramontato e si doveva necessariamente correre ai ripari per contrastare le stangate del caro-petrolio. Ricordo il volto di Milano completamente ridisegnato, addirittura gente a cavallo e l’inaspettata resurrezione dei tandem dedicati alle famiglie numerose. Sembrava una sorta di festa e tutte le foto di allora ritraevano volti per lo più sorridenti.

Ma come ce la siamo cavata ieri, nel corso della domenica senza auto, la prima da quando il sindaco Sala si è insediato a Palazzo Marino? Durante le otto ore di blocco si sono viste per strada centinaia di biciclette sia normali sia elettriche, molti monopattini e roller e pure alcune persone, per la verità alquanto traballanti, che si erano munite di schettini non nuovissimi. Tutto sommato, mi è sembrata una giornata dai risvolti positivi, donata non solo ai ciclisti, ma anche ai pedoni.

Per la verità, lo stop delle auto non è stato condiviso da diverse associazioni, le quali, sebbene avessero preso buona nota del potenziamento dei mezzi pubblici, ritenevano questa misura anti-smog assolutamente inadeguata. Tra l’altro, ci si lamentava anche delle perdite d’incasso da parte dei negozianti e dell’impossibilità, nell’ambito familiare, di effettuare trasporti di confezioni o di imballi particolarmente pesanti.

Le verifiche dei vigili, effettuate soprattutto per tenere a bada quegli automobilisti che tentavano di farla franca, sono state numerose. E nel giro di circa tre ore, dall’inizio del divieto di circolazione, sono stati “pizzicati” 162 conducenti che negavano di essere a conoscenza della domenica a piedi o di possedere permessi speciali non rivelatisi validi. Insomma, certi furbetti cercavano di fare “gli indiani”, come si dice, ma non hanno avuto fortuna…

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