L’ELEGANTE PALAZZO BORROMEO

di Carlo Radollovich

Diamo dapprima una sbirciata, con gli occhi di allora, alla piazza Borromeo. Qui si svolgevano numerose feste e anche tornei organizzati da Vitaliano Borromeo (1391 – 1449) e numerosi erano coloro che la frequentavano: giovani nobili, dame che gradivano conversare, bambini che si allontanavano dalle balie per giocare in crocchio, guardie a cavallo che indugiavano prima di lasciare quel luogo, forse perché intenti ad osservare l’allegria e la spensieratezza che in quei momenti sembravano esplodere.

L’atmosfera che si respirava era deliziosa, anche perché Vitaliano aveva arricchito la piazza con alcune botteghe, negozi per la vendita di tessuti e pure magazzini. E’ probabile che lui stesso, in occasione delle feste, si mescolasse con gioia tra la folla, magari per distrarsi dai suoi onerosi compiti che lo vedevano impegnato come direttore della tesoreria sforzesca e successivamente in veste di esperto consigliere dello stesso Francesco Sforza.

Le sue condizioni economiche erano decisamente alte, tanto che si diede presto da fare per rinnovare il palazzo, allestendo appartamenti assai lussuosi per i suoi ospiti e ovviamente locali molto più modesti per la servitù. Cattolico fervente, volle erigere in loco una piccola chiesa dedicata a Santa Maria Podone, ora luogo di culto greco-ortodosso.

Proprio davanti alla chiesetta, ecco apparire l’imponente edificio che risale alla fine del XIII secolo, voluto dalla famiglia Borromeo, di impostazione tardogotica, impostazione che purtroppo risente di alcuni, necessari aggiustamenti a seguito dei danni subiti dal palazzo nel corso del secondo conflitto mondiale. La facciata è in mattoni a vista e sul portale si notano eleganti “spicchi” di marmo bianco di Candoglia e marmo rosso di Verona.

Oltrepassando l’androne si entra nella corte d’onore, forse la parte meglio conservata dell’edificio. All’interno è possibile notare ancora oggi gli affreschi dedicati ai “Giochi Borromeo”. Si ritiene che gli stessi siano stati eseguiti verso il 1450 e rappresentano uno spaccato della vita nobiliare del tempo, ad esempio il gioco della palla e dei tarocchi. Vengono attribuiti a Michelino da Besozzo, artista che aveva già dipinto presso la Basilica di Sant’Eustorgio.

Si tratta di uno stupendo palazzo che possiamo considerare una vera e propria “roccaforte” della famiglia Borromeo.

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