Guggenheim e Thannhauser: affari e amicizia in nome dell’arte

di Ugo Perugini —–

La collezione Thannhauser arriva direttamente dal Guggenheim di New York che quest’anno festeggia i 60 anni dalla sua costituzione. Ed è un avvenimento importante anche per Palazzo Reale che ospita la mostra. Sia perché sono presenti 50 opere che rappresentano capolavori assoluti dell’arte contemporanea, alcuni mai esposti fuori dagli Stati Uniti, sia perché offre a chi la visiterà un colpo d’occhio importante sull’evoluzione dei linguaggi artistici nel periodo che va dal 1880 al 1950, sulla loro capacità di influenzarsi e rinnovarsi vicendevolmente, superando la cupa parentesi nazista culminata con la famigerata mostra del 1937 sull’arte degenerata.

E’ una bella storia quella che unisce il Guggenheim e Thannhauser. E’ la storia di persone che hanno amato l’arte e hanno saputo coglierne in anticipo le novità, scoprendo i talenti che stavano emergendo, da Vasily Kandinsky a Pablo Picasso, da Georges Braque a Vincent Van Gogh, e le tecniche e gli stili radicalmente innovativi in grado di liberare l’arte dalla tradizione per orientarla verso una creatività più moderna.

E’ anche una storia di amicizia tra le due famiglie: i Thannhauser mercanti d’arte e collezionisti ebrei tedeschi, perseguitati dal nazismo, e i Guggenheim imprenditori illuminati americani che culminerà nel 1976 con il lascito da parte del primo di tutta la sua collezione al Museo di New York, quando amaramente fu costretto ad ammettere “l’estinzione della sua famiglia”.

Ma è anche una storia di amicizia e lungimirante generosità nei confronti degli artisti che furono da loro scoperti e aiutati. A cominciare da Pablo Picasso, di cui sono esposte 13 opere, da quella degli inizi “Le Moulin de la Galette”, realizzata quando era giovanissimo, fino all’”Aragosta e il gatto” che fu il suo dono di nozze a Thannhauser.

picasso-moulin-posterAltro esempio, l’amicizia di Salomon Guggenheim con Vasily Kandinsky, di cui è esposta “La Montagna blu” del 1908 che è l’ultima opera prima di passare all’astrattismo puro. Mecenatismo e fiuto degli affari, connubio perfetto, tramesso anche alla nipote Peggy, che amò Ernst e scoprì Pollock.

Senza dimenticare le numerose mostre organizzate da Just Thannhauser, nel 1908, la prima in Germania per far conoscere Vincent Van Gogh (in quell’occasione vendette un solo quadro); poi l’anno dopo la grande mostra dedicata ai pittori francesi (Braque, Cézanne, Manet, Monet, ecc.) e tedeschi; e l’anno seguente la mostra del gruppo del Cavaliere azzurro, con Kandinsky e Franz Marc. A cui seguirono numerosi altri allestimenti per Degas, Matisse ecc.

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La montagna blu – Vasily Kandinsky

Una Mostra complessa. Alla caccia del “giallo”

La Mostra, così densa di grandi opere, non è facile da visitare per chi non ha qualche base della pittura moderna. Occorre armarsi di pazienza e seguire le indicazioni fornite da un allestimento fin troppo sobrio e farsi aiutare, se possibile, da una guida, in modo che gli elementi raccolti – che saranno molti e complessi – possano trovare una loro logica collocazione nel tempo e favorire una comprensione dei numerosi intrecci legati ai diversi movimenti nati in un periodo così fertile e prolifico.

Questa Mostra può essere letta e, perciò, visitata, da infiniti punti di vista. Ne prendiamo uno, a caso, molto banale: la caccia a un colore, il giallo. Ci viene subito in mente “La mucca gialla” di Franz Marc che in tutte le storie dell’arte viene posta all’inizio del movimento espressionista. Ma c’è anche la “Teiera sul fondo giallo” di Georges Braque e, soprattutto, la “Donna dai capelli gialli” di Pablo Picasso, realizzato per la sua amante Marie Thérése Walter.

Il giallo ha qualche attinenza anche con Vincent Van Gogh: i suoi gialli cromo sono famosi. Purtroppo, c’è anche chi ha esagerato con questo colore. Basti pensare all’opera “Strada con sottopasso” che è uno dei quadri restaurati al Guggenheim, essendo stato ripulito proprio da un incredibile strato di vernice gialla sovrapposto da un maldestro intervento che ne aveva alterato i colori.

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Strada con sottopasso – Vincent van Gogh

Sempre sul tema del restauro, da segnalare un altro significativo intervento, durato oltre tre anni, sempre curato dal Guggenheim, che riguarda un’opera importante di Ėdouard Manet, cioè la “Donna con vestito a righe”, che ha finalmente potuto far risaltare i colori bianco e blu della veste.

Insomma, una mostra ricchissima di spunti, in cui immergersi, cercando però di mantenersi a galla e non farsi sopraffare dalla molteplicità di stimoli che arrivano da ogni parte. Un aiuto importante in questo senso lo potrà fornire anche il ricco catalogo prodotto da Skira Editore.

La Mostra, promossa dal Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale, Mondo Mostre Skira, in collaborazione con The Salomon R. Guggenheim Foundation, è curata da Megan Fontanella ed è visitabile dal 17 ottobre al 1 marzo 2020. Per informazioni: www.mostraguggenheimmilano.it

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