LA CAPPELLETTA DI SAN BERNARDINO ALLE OSSA

di Carlo Radollovich

La chiesa di San Bernardino alle Ossa risale al XV secolo, ma la nuova facciata venne edificata soltanto nel 1679 su progetto dell’architetto Andrea Biffi, già attivo collaboratore della Veneranda Fabbrica del Duomo. Essa è ubicata in via Verziere, località che, sino al 1911 ospitava il più importante mercato ortofrutticolo della città.

Il turista potrebbe rimanere perplesso nell’osservare la parte anteriore del tempio. Questa infatti appare d’aspetto molto più simile ad una costruzione civile che non ad una realizzazione di stampo religioso.

Entrando in chiesa, sulla destra, si accede ad un cunicolo piuttosto angusto che conduce alla cappelletta-ossario. Le mura di questo piccolo fabbricato sono interamente rivestite di ossa umane, disposte a forma di croce, ma pure collocate in modo da riprodurre la “M” di Maria.

Antiche leggende narrano che molti di questi resti apparterebbero a quei che cristiani che sacrificarono la propria vita nel combattere strenuamente gli eretici seguaci di Ario ai tempi di Sant’Ambrogio. Secondo altre credenze, le ossa sarebbero attribuibili alle persone perite durante l’invasione dei Goti nel corso del VI secolo, invasione che costò ai milanesi la perdita di ben 30 mila cittadini. Altri racconti popolari ci dicono che, per contro, il tutto dovrebbe essere fatto risalire alla peste del 1630, anno in cui i morti, nella sola Milano, furono oltre 60 mila.

Per la verità, secondo precise ricostruzioni storiche, il terreno ove sorge la chiesa di San Bernardino ospitava nel Medio Evo un cimitero di dimensioni piuttosto ridotte e qui venivano sepolte le persone decedute presso il vicino Ospedale del Brolo, sostenuto grazie a cospicue donazioni da parte di Bernabò Visconti. Nel corso del XIII secolo il cimitero non fu più in grado di ospitare altre salme. Si dovette perciò riesumare vecchie sepolture, le cui ossa furono deposte in un locale appartenente alla chiesa, che a quei tempi era dedicata alla Passione di Maria Vergine.

Va menzionato che, in contrasto con l’austerità delle pareti e della poca luce che alcune piccole finestre lasciano filtrare, si vede apparire una vera esplosione di colori. Il merito è di uno stupendo affresco di Sebastiano Ricci (1659 – 1734), visibile sulla volta, e che rappresenta il “Trionfo di anime fra gli angeli” (vedi foto).

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