Cade il governo: colpa dei troppi no?

di Remo Righi

Salvini si è deciso e ha fatto cadere il governo. Non ci voleva molto. Una delle ragioni è che da parte del Movimento 5 Stelle sono stati detti troppi “no”.

Uno dei “si” tanto sbandierati da Salvini è il Decreto legge Sicurezza bis, approvato in via definitiva qualche giorno fa. L’intento principale era di arginare gli sbarchi di immigrati sulle nostre coste. Intento raggiunto? Solo apparentemente, ma i dubbi restano.

A parte la dura “guerra” alle ONG (c’è ancora il problema della Open Arms da risolvere), nel totale disinteresse della maggior parte dei media, continuano gli sbarchi- fantasma sulle nostre coste, che negli ultimi tempi avrebbero riguardato oltre 3500 migranti.

Per sbarchi-fantasma si intendono quegli sbarchi che avvengono in maniera autonoma con  gommoni o piccole imbarcazioni non individuabili dalle autorità italiane ed europee.

Migranti questi – si badi bene – che sfuggono al conteggio delle persone in entrata e lo fanno in piena clandestinità e senza alcuna identificazione. L’esatto contrario di ciò che si voleva ottenere dalla Legge. Basta però che non si sappia e che si possa sbandierare la diminuzione dei flussi di immigrati “ufficiali” come un risultato della politica del pugno di ferro.

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L’onorevole Paolo Cova del PD ha una sua idea precisa su queste scelte politiche. Ecco il suo pensiero: “Questo attacco frontale, per impedire di ”aiutare”, “salvare”, “accudire”, “sostenere” persone che sono in difficoltà, ha, a mio parere, motivazioni più profonde: cela la volontà di rendere impossibile ogni atto di carità, ogni gesto che tenda la mano verso le persone a noi prossime.

Si vuole, in sostanza, cambiare radicalmente la cultura di prossimità e di sostegno che ci ha sempre distinto come Paese accogliente e ospitale. Il modello che si vuole costruire è quello di un insieme di individui che ricercano solo il proprio interesse. Per questo dà fastidio che ci siano persone che si dedicano gratuitamente con passione alle persone perseguendo concretamente il bene comune, il servizio agli altri, la giustizia e l’equità. Sono un monito tangibile e visibile per un impegno sociale e politico possibile. Sono un continuo richiamo ad una politica di qualità che è legata al rispetto dell’umanità, che si impegna per proteggerla, con passione, costanza, consapevolezza.

Questo attacco frontale non è il primo caso in Italia, voglio ricordare quanto avvenuto nel maggio 1931, quando i Prefetti chiusero tutte le Associazioni giovanili non dipendenti dal partito fascista, nel tentativo di azzerare quei pezzi di società che erano d’inciampo al regime. I giovani di Azione Cattolica di allora si opposero e riuscirono a mantenere viva quella esperienza di formazione e di pensiero che tanto tornò utile negli anni della Resistenza, Costituente e del dopoguerra.

 

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