La nuova maturità, tra ricordi del passato ed un futuro difficile da decifrare

di Donatella Swift

Si è appena conclusa, e non con qualche difficoltà, la prima sessione di esami di maturità con la nuova formula. I ragazzi erano chiamati ad esprimersi sulla lunghezza di due prove scritte, infatti era stato abolito il cosiddetto “quizzone”, e di un esame orale, della durata di circa un’ora, comprendente anche una sorta di reportage sulla propria esperienza scuola-lavoro e la correzione degli scritti.

Detto dell’abolizione della terza prova, che verteva su tutte le materie selezionate tra docenti interni ed esterni, la novità più importante è, a mio personale modo di vedere, anche interessante era capire come il candidato o la candidata di turno si sarebbe trovato con la presentazione di uno “spunto” fornito dalla commissione esaminatrice, una sorta di suggerimento da cui partire. Lo studente poteva quindi scegliere se partire da questo spunto oppure dalla propria esperienza di scuola-lavoro o, altra new entry del nuovo Esame di Stato, da Cittadinanza e Costituzione, ovvero da un argomento trattato nel corso dell’anno che avesse attinenza appunto con tale argomento.

Fin dalle prime riunioni, e non solo nella commissione di cui ho fatto parte, si è posta la questione di come gestire lo spunto, e per molteplici motivi, quali la ripetitività di taluni argomenti, come gestire il colloquio, in quanto dal Ministero era stato esplicitato che non bisognava effettuare un’interrogazione, ma soprattutto come gestire al meglio i colloqui con i ragazzi Dsa o BES, ovvero con quanti abbiano in questi anni evidenziato problemi legati alla dislessia o discalculia o altri tipi di Bisogni Educativi Speciali.

Confrontandomi con altri colleghi sparsi in tutt’Italia sono arrivata alla conclusione che ogni commissione abbia interpretato a modo suo le note del Miur, il che tradotto in termini semplici significa una sorta di anarchia didattica e metodologica. Per quanto riguarda la “mia” commissione non abbiamo disatteso le direttive ministeriali, ma mi risulta che altrove le commissioni abbiano lavorato in maniera differente. Dico questo non per sottolineare bravura o eccellenze diversificate da nord a sud, quanto per suggerire una migliore gestione dell’esame in futuro. Trovo personalmente poco convincente questa formula, che se da una parte ha reso momentaneamente più snello lo svolgimento delle prove scritte che dal prossimo anno scolastico torneranno ad essere tre con l’inserimento della prova Invalsi, ma dall’altro pecca ancora di omogeneità pratica. Sempre personalmente sono scettica sul non effettuare interrogazioni, soprattutto se nello spunto mancano riferimenti precisi alle materie. Faccio un esempio: se nello spunto ho un quadro di Gauguin le domande come dovrebbero essere formulate?

Resto dell’idea che se volevano cambiare l’esame avrebbero dovuto prevedere di partire con il triennio e non direttamente con l’ultimo anno. E sempre personalmente rimpiango i tempi passati, quando si era più psicologicamente labili, ma probabilmente anche meglio preparati. Spero che al Ministero stiano pensando di aggiustare il tiro.

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