L’”antroponatura” nell’opera di Fabio Ceschina

di Ugo Perugini —-

E’ la seconda volta che Fabio Ceschina espone all’Hotel 38 di via Canonica. Nel suo percorso di ricerca artistica, lo scultore comasco, che vive nella Valle d’Intelvi, propone opere che affrontano un tema (o modulo, come lo chiama lo stesso Artista) impegnativo che è quello del rapporto tra uomo e natura.

I soggetti che vengono elaborati sono fili d’erba, steli, fiori, alberi, e dall’altra parte,  labirinti e piccoli uomini, figurette smarrite che in questo conflittuale rapporto cercano con esiti incerti un punto di equilibrio.

Il labirinto - egocentrismo

Che significato hanno i labirinti per Ceschina? A rispondere alla domanda ci aiuta lo stesso scultore che accanto ad ogni sua opera pone una frase che in sintesi cerca di coglierne il senso profondo, a mo’ di esergo poetico senza dubbio efficace. “Nel labirinto della vita/vedo/nella natura/come un miraggio/un’oasi felice.”

In altri  termini, se l’uomo sconfessa la sua vera essenza, può perdere l’orientamento. Può ritrovarsi in un labirinto senza una via d’uscita o, forse, addirittura, senza nemmeno una via d’entrata. Sì, perché spesso il nostro traguardo può essere proprio il centro del labirinto, dove si arriva dopo aver sperimentato incontri, dubbi, incertezze – in altri termini, dopo aver vissuto e rischiato la vita. E in mezzo al labirinto, in qualche caso lo scultore pone un cristallo, che apparentemente affascina ma alla fine rappresenta un’illusione, perché lì, al centro, l’uomo si ritrova solo con se stesso e il suo egoismo.

Se l’uomo non recupera il suo equilibrio interiore ed esteriore, può perdersi. D’altra parte, per esprimere la sua poetica lui usa un termine sintetico che definisce bene questa continua e faticosa ricerca di senso:  l’antroponatura. Ancora una frase dell’artista: “Tanto eravamo vicini/alla natura/da divenirne parte”.

Il senso profondo di questo concetto forse è rappresentato proprio da quella scultura nella quale l’uomo si trova all’interno delle foglie, in una simbiosi simbolica di rappacificazione con le sue vere origini. Oppure, ancora, quando i piccoli uomini di Ceschina – soldatini di una battaglia difficile da vincere – si ritrovano sui rami di un albero, come il Barone rampante di Calvino. A questo proposito l’artista chiosa: “Fu così bello viver lassù/che scender non volle più

Tutti in fila

La scultura, lo confessa lui stesso, è l’unica espressione artistica nella quale Ceschina si ritrova in pieno. Quello che a lui interessa soprattutto è la plasticità, il rilievo, la possibilità di occupare lo spazio, di agire creativamente nell’ambito della bi e tridimensionalità. ”Con i vostri petali a pala/come mulini a vento/mi apparite.”

Non solo. Altro aspetto della sua ricerca è la precarietà, il senso di equilibrio instabile ma tenace, tanto simile a quello della natura, in sostanza la possibilità di movimento, che in molte sue opere si ottiene con effetti decisamente interessanti: pensiamo al fruscio degli steli mossi dal vento. “Anche in natura la geometria si manifesta/nelle semplici/linee rette”.

Come fili d'erba

Qui, viene spontaneo il richiamo alle sculture di acciaio di Fausto Melotti, al quale Ceschina si riconosce in parte debitore. Vi ritroviamo infatti il gusto per la composizione geometrica, estetizzante, sempre alla ricerca di una linearità formale, sobria, elegante, ma forse meno algida del grande scultore di Rovereto, che tra l’altro, come noto, era anche grande appassionato di musica.

E, inutile dirlo, anche i lavori di Ceschina sono tutti inseriti in un’armonia sonora, in quell’astrazione musicale di cui parlava lo stesso Melotti, con quel gusto contrappuntistico, che è un vero e proprio ritmo sotto traccia che si intuisce in ogni suo lavoro. Parlando con Ceschina, abbiamo scoperto alcuni suoi ricordi di bambino quando seguiva il padre, che costruiva dighe, e restava affascinato dal lavoro degli scalpellini e soprattutto dal rumore insistente ma cadenzato dei loro colpi sulla pietra.

Nei lavori di Ceschina, nella sua ricerca spesso ossessiva delle scelte iconografiche, ritroviamo come prevalente conduttore quell’ansia di ricerca di equilibrio. Un ansia che non è solo sua ma nostra. Di una umanità intera che troppo spesso ha voltato le spalle alla natura. Come dice Ceschina. “Noi e la natura/camminando sulla lama di un filo/ siamo ormai/ in un equilibrio precario”. Attenti a qualsiasi passo falso…

La Mostra “L’uomo e la natura” dello scultore Fabio Ceschina resterà visitabile presso l’Hotel 38, di via Canonica 38 fino al 28 luglio.

 

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