PIETÀ RONDANINI, BREVI APPUNTI

di Carlo Radollovich

A 86 anni, sebbene fosse ancora al lavoro nel pieno della sua lucidità artistica, Michelangelo Buonarroti percepì che le proprie forze stavano progressivamente calando. E malgrado la Pietà fosse già stata più che abbozzata, si rese conto che non avrebbe mai portato a termine l’impegnativa scultura, anche se continuava ad eseguire diverse rifiniture.

Premesso che l’episodio che stiamo per raccontare non è stato confermato storicamente, si narra che il maestro convocasse uno dei suoi allievi e precisamente lo scultore nonché ceramista Antonio del Franzese (1530 – 1593).  Gli spiegò come la vecchiaia lo frenasse sempre di più e si decise, al termine del colloquio, di fargli dono dell’incompleta opera, a cui teneva moltissimo.

Nei due secoli successivi se ne persero le tracce, se ci eccettua la breve nota di Pietro da Cortona con la quale segnalò di averla osservata presso una non meglio precisata bottega romana.

Si sa per certo che nel 1807, tra i beni posseduti dal marchese Rondanini, presenti nel palazzo omonimo di via del Corso a Roma, figurava anche la statua di Michelangelo, valutata soltanto 30 scudi.

Nel 1904 l’opera venne acquistata dai conti Sanseverino-Vimercati mentre nel 1952 essa entrò in possesso del Comune di Milano, grazie anche ad una sottoscrizione popolare.  Fu collocata all’interno del Castello Sforzesco ossia nell’ultima sala del Museo dell’Arte Antica. Nel 2015 il capolavoro venne trasferito in uno spazio più ampio, nobilitato da un particolare e artistico allestimento museale creato dall’architetto Michele de Lucchi. Qui, oltre alla scultura, è esposto un ritratto in bronzo di Michelangelo ricavato dalla sua maschera mortuaria.

 

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