Parole come pietre: riflessioni dopo il suicidio del professore di Napoli

di Donatella Swift

Le parole, certe parole, possono ferire mortalmente più di quanto uno non possa pensare. Ed a volte possono anche portare chi viene ferito da esse proprio anche al voler farla finita.

È proprio questo il senso di quanto ho provato l’altro giorno quando ho letto la notizia del suicidio di un professore a Napoli accusato di aver intrattenuto relazioni intime con due studentesse sedicenni della sua stessa scuola. Il professore insegnava matematica presso un Liceo della città partenopea ed era stato dapprima arrestato e poi messo agli arresti domiciliari dopo che un paio di studentesse lo avevano accusato di molestie sessuali. L’uomo, sposato e padre di due figli, non ha retto alle pressioni anche mediatiche ed ha deciso di suicidarsi, sparandosi nella sua casa a Quarto.

Le accuse si basano principalmente su messaggi inviati alle due giovani, che secondo l’insegnante provenivano dal suo tablet che era rimasto incustodito sulla cattedra. Una delle due studentesse ha affermato di aver avuto una relazione con il professore dicendo di aver scoperto che lui ne intratteneva un’altra anche con una sua compagna di classe. Al di là della terribile tragedia umana che ha investito il professore, la gogna mediatica e tutto il resto, a colpirmi è stato il fatto di pensare che a volte una semplice parola sbagliata, peggio ancora se poi si dovesse scoprire inventata, possa portare a conseguenze psicologiche deleterie per chi le subisce. E questo vale non solo nella scuola, da sempre considerata come un grande paese dove tutti si conoscono, ma anche nella vita di tutti i giorni.

Certamente nella scuola colpisce ancora di più per tutte le sfumature ad essa riconducibili, che vanno dal luogo di educazione dei nostri figli al senso di protezione che essa dovrebbe essere in grado di dare. Eppure anche in questo mondo, come in quasi tutti in contesti lavorativi, emergono a volte motivi di rancore che si pensavano essersi sopiti nel tempo, invidie, piccole e grandi vendette anche tra colleghi, diritti violati da chi dovrebbe garantire equità di giudizio super partes.

Che mondo stiamo costruendo per i nostri figli e nipoti? Un mondo in cui se vai male a scuola la colpa non è dello studente, ma di chi insegna…un mondo in cui se un figlio va male a scuola il genitore si sente in dovere di far valere le proprie ragioni con le buone o a volte, anche con le cattive…un mondo in cui può anche capitare che un gruppo di genitori possano inventare non meglio identificati maltrattamenti a livello verbale da parte di un professore nei confronti di qualcuno della classe e chiedere di non averlo l’anno successivo, ed ottenerlo anche…

Sono sicuramente anni difficili, e di questo ne sono più che sicura, ma la scuola non dovrebbe educare al meglio? Che insegnamento ne traggono i ragazzi da tali comportamenti? Un giorno su un posto di lavoro dovranno contare unicamente sulle proprie forze, e non ricorrere alle gonnelle di mamma o ai pantaloni di papà,

 

 

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