La storia di Forza Italia secondo Cicchitto: quale eredità?

di U.P. –

E’ uscito per le edizioni Rubbettino il libro di Fabrizio Cicchitto “Storia di Forza Italia 1994.2018”. Un lavoro ricco di contenuti e di interpretazioni interessanti che traccia il percorso di uno dei protagonisti più significativi della seconda Repubblica, Silvio Berlusconi, e analizza le sue vicende pubbliche e private dalla fondazione di “Forza Italia” fino alla crisi più recente del partito di fronte all’emergere di spinte sovraniste e populiste.

L’analisi di Cicchitto rinuncia a valutazioni etiche legate a valori morali e principi politici e istituzionali, per concentrarsi sul livello di conoscenza e interpretazione collegata spesso alla storia spicciola degli avvenimenti, delle prese di posizione dei singoli protagonisti, ricostruendo con efficacia e tridimensionalità un’epoca e i personaggi che si muovono attorno, con la giusta vis polemica ma senza prese di posizioni eccessivamente pregiudiziali.

La presentazione del libro all’Hotel Star Ritz di Milano è stata anche l’occasione per un dibattito sulla situazione attuale del Paese, visto che il parterre dei partecipanti era piuttosto ricco e composito:  Alessandro Colucci, consigliere alla Regione Lombardia, Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Noi con l’Italia, Massimo Garavaglia, Vice Ministro dell’Economia, Lorenzo Guerini, presidente del Copasir, e Maria Stella Gelmini, Capo gruppo di Forza Italia. Oltre all’Autore del libro, Fabrizio Cicchitto.

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I partecipanti alla presentazione del libro di Cicchitto

Il lato “oscuro” della politica

Il libro di Cicchitto è utile perché racconta retroscena spesso non conosciuti, che rivelano un sottobosco politico fatto più di ombre che di luci, in cui prevalgono colpi bassi, dietrofront improvvisi, reazioni umorali, delazioni, gelosie, tradimenti, in un’atmosfera pesante e irrespirabile che per chi, come il sottoscritto, dalla politica preferisce tenersi lontano (“meglio farsi dare del lei”, come diceva Biagi), rilasciano miasmi un po’ mefitici.

E, a proposito di Biagi, Cicchitto che racconta tanto, sorvola sulla famosa intervista del giornalista emiliano al Cavaliere e sul cosiddetto “editto bulgaro”, spiccato da quest’ultimo contro di lui con l’accusa di fare un “uso criminoso della tv”. Anche sulla generosità e sulla responsabilità sociale di Berlusconi, sceso in campo per difendere la democrazia dal comunismo, nutriamo più di qualche perplessità, visto che lo stesso imprenditore nel 1993 ammise in diverse interviste: “Se non scendo in campo, mi mandano in galera e mi fanno fallire per debiti».

Ma lasciamo perdere certe omissioni e spulciamo nel libro di Cicchitto alcune affermazioni divertenti, come ad esempio lo scherzo che coinvolse Lucio Colletti, intellettuale ex marxista, al quale Bonaiuti, braccio destro del Cavaliere, aveva riferito che Berlusconi in persona aveva scoperto un errore sul saggio che aveva scritto riguardante Marx. Colletti non cadde nel tranello, ben conoscendo il modesto livello culturale del capo di Forza Italia, e rispose deciso: “Che cazzo dici, il tuo Cavaliere conosce solo i fratelli Marx, specie Groucho!”

Altro punto curioso riguarda le cosiddette “cene eleganti” ad Arcore. La difesa di Ghedini aveva utilizzato una strategia sbagliata, definendole così,  e venne sostituito dal luminare avvocato Franco Coppi che riuscì a far assolvere Berlusconi dicendo semplicemente la verità: “Signor presidente, si trattava di un vero puttanaio, ma tra adulti consenzienti …” (anche se quest’ultima affermazione andava verificata, Ruby all’epoca dei fatti non era minorenne?).

La posizione di Maria Stella Gelmini

A parte queste “amenità”, ci si chiede: dopo vent’anni di Forza Italia (con la parentesi del PdL) quale eredità lascia Berlusconi politicamente? Bisogna ammettere che sono ancora molti gli italiani che si riconoscono nelle idee liberali e riformiste di Forza Italia, mai in realtà portate avanti concretamente. A questo proposito Maria Stella Gelmini, che in un certo senso rappresenta la voce “nuova” di FI,  ha ribadito nel suo intervento la contrarietà a un certo presentismo consolatorio o a un populismo giacobino che impoverisce la democrazia. E per quanto riguarda la giustizia, pur ribadendo i principi garantisti, ha sottolineato con forza che  la moralità è più importante del garantismo.

La Gelmini, insomma, crede che Forza Italia non solo non abbia esaurito il suo percorso ma che possa fornire ancora un contributo strategico importante, distinguendosi dalla destra sovranista della Meloni e dalle posizioni più estremiste della Lega di Salvini, ma crede che ciò sia possibile solo attraverso un gioco di squadra, mettendo da parte le ansie leaderiste di chi punta su “un uomo solo al comando”.

Tornando al libro di Cicchitto, ci sentiamo di condividere la posizione di Francesco Verderami che ne ha curato la prefazione. Come non concordare sulla funzione cortigiana spesso svolta dalla classe dirigente del partito di Berlusconi, che da parte sua si è comportato sempre da proprietario, incapace, più che timoroso, di creare seconde linee in grado di sostituire la sua personale leadership? Il grave, dice Verdirami, non è che mancano gli eredi di Berlusconi ma piuttosto il rischio che alla fine del percorso questa esperienza non lasci dietro di sé alcuna eredità politica.

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