RESTI DELLA CASCINA POZZOBONELLI

di Carlo Radollovich

Quasi “strozzata” dai vicini palazzi e palazzoni, ecco apparire, in via Andrea Doria 4, una cappella rinascimentale con un caratteristico portico ad arcata che ci ricorda la Ponticella del Bramante al Castello Sforzesco, ossia quel piccolo ponte coperto, ubicato sul fianco destro del Castello stesso, che scavalca l’ampio fossato.

Tale cappella era stata abbandonata da tempo, rovinata dagli agenti atmosferici e da incredibili getti d’acqua con i quali si riteneva di ripulirla, cancellando tuttavia anche diverse importanti decorazioni. Solo negli Ottanta e Novanta del secolo scorso si procedette finalmente a restaurarla.

Essa si presenta ora elegantemente rinnovata e si apprezza bene anche la cupola, ove sono rappresentate figure di santi e profeti, anche se non distintamente riconoscibili. Il terreno su cui la cappella era stata eretta unitamente alla cascina, venne acquistato alla fine del Quattrocento dal nobile Gian Giacomo Pozzobonelli, avo del cardinale Giuseppe Pozzobonelli, che fu arcivescovo di Milano dal 1743 al 1783.

Gian Giacomo intendeva da subito ampliare la sua proprietà facendo costruire un portico a dieci campate per costituire un vero e proprio collegamento con tre corpi di fabbrica e due grandi corti. In tal modo, la cascina Pozzobonelli poteva dirsi completata, insomma una residenza rurale a tutti gli effetti.
Rimane un dubbio sul nome dell’architetto che progettò ed eseguì la cappella e il portico. E’ molto probabile che le opere siano state effettuate dal Bramante o da qualche suo allievo. Infatti, le relative geometrie, i tondi, le conchiglie e le colonne del portico sembrano ricondurci alla scuola del grande maestro.

Va ricordato che il piano regolatore del 1898 aveva purtroppo previsto la demolizione della cascina e di una parte del portico. E quando l’architetto Luca Beltrami stava occupandosi del restauro del Castello Sforzesco a fine Ottocento, si servì, per una ricostruzione, di un graffito del vecchio portico che raffigurava la torre del Filarete prima della sua distruzione, avvenuta per esplosione nel 1521, dopo che la stessa era stata adibita a deposito di polvere da sparo.

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