SULLE TRACCE DEL LAZZARETTO DI MILANO

di Carlo Radollovich

Sappiamo che il Lazzaretto venne demolito tra il 1882 e il 1890. Ma ci si chiede: è sopravvissuto qualche resto dei suoi vecchi 140mila metri quadrati di estensione che sono rimasti impressi tristemente nella nostra memoria? Chi può averli scordati dopo aver letto il capitolo XXXI de “I promessi sposi”?

E’ rimasto ben poca cosa se si eccettuano le cinque celle che si affacciano su via San Gregorio (dal 1974 esse appartengono alla Chiesa ortodossa greca). Dispongono di sei finestre di foggia rinascimentale, di cinque comignoli, uno per ogni stanza. Entrando nel cortile si nota il porticato, ove spiccano caratteristiche decorazioni in cotto, sotto il quale si possono osservare dieci archi e undici colonne. Sul lato verso strada si scorge un breve tratto del fossato chiamato “Fontanile della sanità”.

Esso fu testimone di immani tragedie provocate dal diffondersi della peste. Tra le epidemie più devastanti ricordiamo quelle del 1576-1578 e del 1630-1632, quest’ultima citata dettagliatamente dal Manzoni. Il contagio provocò la morte di oltre 50mila persone, ossia la metà degli abitanti di Milano.

Quali le dimensioni del Lazzaretto? Il quadrilatero era lungo 378 metri e largo 370; occupava un vasto spazio tra le attuali vie San Gregorio, Lazzaretto, Vittorio Veneto e corso Buenos Aires. La struttura, in origine, era nota come “Edificio di Santa Maria della Sanità” e l’architettura era molto simile a quella dell’Ospedale Maggiore, a cui apparteneva. Le celle erano in totale 288 e ognuna, di circa venti metri quadrati, poteva ospitare addirittura sino a trenta appestati. Possiamo immaginare la sporcizia e il fetore emanato da quei poveri corpi ormai moribondi.

Il perimetro del Lazzaretto abbracciava un grande cortile, al centro del quale era stata costruita una cappella dedicata a Santa Maria della Sanità, completamente demolita nel 1576 per volere di San Carlo Borromeo. Al suo posto venne edificata una chiesa, dapprima dedicata a San Gregorio e successivamente allo stesso Carlo Borromeo. Iniziata la costruzione nel 1580, fu ultimata poco dopo la morte del santo (1584). Fu scelta la forma ottagonale perché raffigurava il doppio dei lati del Lazzaretto.

Terminate le epidemie, il Lazzaretto venne accuratamente ripulito e restituito all’Ospedale Maggiore. Fu successivamente destinato a caserma, a carcere duro, a fabbrica di cannoni e addirittura a pascolo. Napoleone inaugurò qui una scuola di veterinaria. Sotto la dominazione austriaca, le celle vennero adibite ad abitazioni per poveri ed emarginati mentre la chiesa fu sconsacrata e usata come fienile. Oggi è chiusa perché i soffitti sono pericolanti.

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