ALCUNE LEGGENDE RELATIVE AL TEMPO PASQUALE

di Carlo Radollovich

1) Gesù, sotto il peso enorme di una croce particolarmente ingombrante, che a tratti lo faceva barcollare, aveva già preso la via del Calvario.
La corona di spine, che era stata posta brutalmente sulla sua testa, creava un intenso dolore. A tal segno che, ben presto, le punture causavano la fuoriuscita di gocce di sangue dalla sua fronte.

Alcuni Apostoli, alquanto timorosi, seguivano da lontano la passione del Redentore e si rendevano comunque conto delle sofferenze sopportate da Colui che si apprestava a donare la sua vita per la salvezza del genere umano. Quando ormai il corteo era transitato, Giacomo di Zebedeo assieme a Giovanni suo fratello, decisero di incamminarsi sulla stessa strada che Gesù aveva percorso per poter raccogliere alcuni sassolini arrossati dal suo sangue benedetto. Ne raccolsero una trentina e li deposero in due piccoli panni che portarono con sé.

Quando a sera tutti gli Apostoli si riunirono, Giacomo e Giovanni vollero mostrare ai compagni i sassolini raccolti e si apprestarono ad estrarli dalle loro tasche. Ma dei sassolini non risultò alcuna traccia: al loro posto si rinvennero frutti del tutto nuovi, dalla buccia piuttosto spessa, con all’interno molti chicchi, rossi come il sangue versato da Gesù. Nacque così il MELOGRANO.

2) Gesù era già sulla croce e le spine della corona, che si inserivano dolorosamente nella sua fronte, creavano la fuoriuscita di parecchie gocce di sangue. Si narra che un uccellino, che stava svolazzando vicino alla croce, si rese conto delle sofferenze patite dal Redentore e si avvicinò con un mesto cinguettio. Le guardie cercarono di interpretare il significato di tale triste e melodioso cinguettio, ma non approdarono a nulla.

Nel frattempo il piccolo volatile volle con il suo becco alleviare almeno in parte la causa di tanto dolore. Riuscì infatti ad estrarre alcune spine dalle carni di Gesù e certe sue penne si macchiarono di rosso. Quando stava per volarsene via, le guardie, alzando gli occhi verso la croce, si accorsero di quel piumaggio color sangue e lo battezzarono PETTIROSSO. Da allora tutti i piccoli passeracei, discendenti da quell’uccelletto, portarono sul petto un’indelebile macchia rossa.

3) Gesù, stremato per il dolore, stava per raggiungere la cima del Calvario. Un folto numero di volatili, a rispettosa distanza dal triste corteo, aveva smesso di cinguettare e, ad un certo punto, tutti si erano rifugiati tra i rami degli alberi, forse impauriti dalle frustate e dalle roche voci delle guardie che incitavano il Redentore, con mille volgarità, a compiere gli ultimi passi sotto il peso della croce.

Gesù, ad un certo punto, crollò cadendo ai piedi di un salice. Con tutte le forze rimaste, tentò di aggrapparsi al suo tronco, ma senza fortuna. Ed ecco un prodigio: il salice, impietosito, quasi fosse un delicato essere umano, fece scendere i suoi rami lunghi e sottili fin quasi a terra. Aggrappandosi ad essi, egli riuscì a risollevarsi e a proseguire il doloroso cammino. L’albero rimase con i rami pendenti fin quasi a terra e da allora, “figli” compresi, fu catalogato come SALICE PIANGENTE.

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