UN CURIOSO MUSEO, DEDICATO ALLE MACCHINE DA SCRIVERE

di Carlo Radollovich

In via Luigi Federico Menabrea 10 (una trasversale di via Carlo Farini) è situato un museo che possiamo considerare unico nel suo genere: infatti è qui visitabile una nutrita collezione di macchine da scrivere e da calcolo, voluta da Umberto Di Donato, ex direttore di banca, la cui passione per questi oggetti risale addirittura agli anni Cinquanta. Infatti, questo distinto personaggio, titolare dell’Associazione Culturale Umberto Di Donato, li raccoglie e li cataloga con infinita cura.

Si tratta di numerosi esemplari di qualsiasi tipo: ve ne sono di antichi (dalle strutture quasi imponenti) e di praticamente moderni, dalle macchine da studio a quelle portatili. Ve ne sono di lucide e di opache, con tanto di elegante copertina oppure scoperte. Elenchiamo ad esempio una Underwood appartenuta all’imperatore austriaco Francesco Giuseppe, una Odell posseduta da Matilde Serao, una rara Blickensderfere una straordinaria Optima dai caratteri arabi.

Non può mancare la notissima Olivetti Lettera 22, alla quale Indro Montanelli si era particolarmente affezionato, e nemmeno la celebre M40 su cui diversi giornalisti della vecchia guardia avevano lavorato. E al museo sono presenti anche calcolatrici degli anni Quaranta, certamente non facili da usare, ma altamente precise. Ci si rende conto come il lavoro di contabile di una volta, rispetto alle vantaggiose facilitazioni che oggi ci vengono offerte dal computer, fosse abbastanza ostico e soprattutto complesso.

Suggeriamo ai nostri lettori, ovviamente interessati alle macchine da scrivere di un tempo, di prenotare una visita guidata chiamando il nr. 347/8845560. Chi per contro intendesse effettuare una semplice visita, il museo apre gratuitamente ogni martedì, venerdì e sabato dalle 15 alle 19.

A proposito di vecchie macchine da scrivere, desideriamo semplicemente segnalare che presso l’Associazione Lombarda Giornalisti, viale Monte Santo 7, è custodita al primo piano un esemplare degli anni Trenta appartenuto all’imperatore Hailé Selassié.

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