IL TRISTISSIMO BINARIO 21

di Carlo Radollovich

Alla Stazione Centrale di Milano, all’altezza di via Ferrante Aporti, è visitabile un luogo che ci ricorda una tragedia, decisamente lacerante: il binario 21 da cui partivano i deportati ebrei e pure alcuni oppositori politici, all’oscuro di tutto, senza nemmeno conoscere la destinazione. Sappiamo però che venivano inviati nei campi di raccolta italiani (ad esempio a Fossoli, una frazione della città di Carpi, ove il campo di prigionia era direttamente gestito dalle SS a partire dall’agosto 1944) e molto spesso direttamente nelle località di sterminio purtroppo note, cioè Mauthausen e Auschwitz.

Il binario 21 non era stato scelto a caso perché la sua collocazione abbastanza nascosta, allo stesso livello della strada, non consentiva al viaggiatore in transito alla stazione di prenderne visione. Sappiamo che le persone venivano stivate in carri bestiame, di fabbricazione ante guerra, carri successivamente sigillati e agganciati alla locomotiva. Si calcola che partissero da qui almeno venticinque convogli.

Per consentire a noi tutti di prendere visione su come si presentasse il binario 21 in origine, si è provveduto a smaltire alcune intelaiature che erano state collocate nel dopoguerra, lasciando sui muri quelle tracce di cemento grezzo che rendono opprimenti le pareti, le ultime “figure” italiane che i poveri deportati riuscirono a vedere prima di salire sui carri ferroviari.

Costruita sotto il binario 21, ma con accesso dalla piazza Edmond J. Safra 1, è possibile visitare (ogni lunedì, dalle 10 alle 19,30, e ogni martedì-mercoledì-giovedì dalle 10 alle 14,30), la Fondazione Memoriale della Shoah di Milano. Qui è possibile non soltanto trattenerci in un museo, ma anche rivolgere da questo spazio un pensiero diretto alle vittime dello sterminio, con le mille riflessioni che senz’altro sgorgano dai nostri cuori.

Segnaliamo in ogni caso che il museo si divide in tre settori. Il primo è costituito dalla Sala delle Testimonianze, ove è possibile udire le voci di coloro che ebbero la fortuna di fare ritorno. Il secondo è denominato “Binario della Destinazione Ignota” ove i vagoni venivano stipati sino all’inverosimile. Il terzo si chiama “Muro dei Nomi” in cui appare l’elenco di coloro che partirono incontro alla morte; sono stati sottolineati i nomi dei pochissimi superstiti.

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