Fondazione Ragghianti: L’artista torna bambino

di U.Perugini

Una Mostra a Lucca presso la Fondazione Ragghianti fino al 2 giugno prossimo

Carlo Ludovico Ragghianti è stato uno dei più importanti studiosi italiani d’arte che, nella sua attività, tra l’altro, si occupò del legame tra disegno infantile, arte medioevale e produzione artistica nei primi tre decenni del Novecento.

Aveva scritto un saggio importante “Bologna Cruciale 1914” nel quale aveva riflettuto su questo tema, anche se riteneva ci fosse ancora molto da approfondire.

2. Alberto Magri, La vendemmia, 1912, trittico, tempera su tavola, coll. privata 002
Alberto Magri – La vendemmia – 1912

Ora la Fondazione Centro Studi che porta il suo nome ha realizzato una mostra presso il complesso monumentale di San Micheletto a Lucca intitolata “L’artista bambino. Infanzia e primitivismi nell’arte italiana del primo novecento” che resterà aperta fino al 2 giugno prossimo.

L’evento, curato da Nadia Marchioni, grazie al supporto della Cassa di Risparmio di Lucca e il patrocinio della Regione Toscana, della provincia e del comune di Lucca, ha lo scopo di segnalare una serie di opere di artisti che si rifacevano a questo stile di derivazione infantile e medioevale, come Alberto Magri, Ottone Rosai, Carlo Carrà, Alberto Salietti e numerosi altri.

8. Carlo Carrà, La casa dell'amore, 1922, Pinacoteca di Brera, Milano
Carlo Carrà – La casa dell’amore – 1922

Come ritrovare la verginità perduta, dopo il fenomeno travolgente dell’avanguardia futurista che sembrava aver rimesso ogni cosa in discussione? L’idea che prevale nei primi tre decenni del Novecento è quella di ispirarsi all’arte popolare, infantile e medievale.

Un ritorno al passato che era iniziato già nell’Ottocento, basti pensare a Courbet che si richiamava alla purezza dello sguardo infantile per creare un antidoto contro una certa arte accademica.

Oppure ad Adriano Cecioni che alla fine dell’Ottocento parlava della “energia ferina del fanciullo” e della sua libertà rispetto all’adulto troppo legato alle convenzioni sociali.

O del libro del 1887 “L’arte dei bambini” di Corrado Ricci che fu uno dei primi studi sul disegno infantile, nel quale l’Autore sosteneva che i bambini descrivono l’uomo e le cose invece di renderle artisticamente.

17. Cesare Breveglieri, L'Isolotto delle anitre, 1935, Collezione privata
Cesare Breveglieri . L’isolotto delle anatre – 1935

Idee queste che diedero spazio a interventi critici più approfonditi come quelli di Ardengo Soffici e dello stesso Carlo Carrà che sosteneva non fosse necessario andare in Africa per trovare “forme pure nello spazio” ma che bastasse osservare i disegni dei bambini o quelli, fatti per diletto, da persone comuni. Il richiamo all’arte naif qui è più che esplicito.

Sei sezioni caratterizzano la mostra, partendo da Adriano Cecioni e l’esigenza di semplificazione formale, per arrivare a Corrado Ricci, Vittorio Matteo Corcos e Giacomo Balla con la sua opera “Fallimento”, che, come racconta Gino Severini, suo allievo, è “la parte inferiore della porta di una bottega chiusa per fallimento. Quelle imposte non più aperte, abbandonate, sporche, coperte di pupazzi e di geroglifici fatti col gesso dai ragazzi…”.

7. Gigiotti Zanini - Paesaggio con carretto - 1919, Trento, MART Archivio fotografico e mediateca
Gigiotti Zanini . Paesaggio con carretto 1919

La terza sezione riguarda il rapporto tra disegno infantile e medioevo, con Alberto Magri e il cenacolo tosco-apuano. Nella quarta sezione sono esposte le opere eseguite durante la grande Guerra che subiscono l’influsso di una certa pubblicistica, anche di propaganda, che alimentava un certo stile fanciullesco.

La quinta sezione riporta opere e idee di Soffici e Carrà mentre la sesta presenta altri esempi di primitivismo infantile negli anni Venti e Trenta con artisti come Birolli e Breveglieri.

 

 

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