Fondazione A. De Gasperis, una storia di cuore

di Simona Mazzolini

“Il grande cuore di Milano”, “Milano con il cuore in mano”… Certo non mancano i modi per esprimere la propensione dei milanesi a farsi carico di chi è più debole, più fragile e più bisognoso. Come non mancano le testimonianze di una tradizione che affonda le sue radici nella storia della città. Nel 787 nacque a Milano il primo brefotrofio, grazie all’arciprete Dateo. Nel 1456, Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti posarono la prima pietra della “Magna Domus hospitalis mediolanensis”, quella che tutti conosciamo come “la Ca’ Granda”. Nel suo “Tesoro Precioso De’ Milanesi” del 1599, il Gesuita fra Paolo Morigia scrisse di “tutte le opere di carità Christiana, e limosine, che si fanno nella Città di Milano: da gli Hospitali, Case Pie, Monasteri, e altri luoghi”.

Da allora a oggi, strutture e interventi, religiosi e laici, si sono ampliati e moltiplicati. Tra le tante c’è una storia, ben più recente, in cui il cuore “vale doppio”: da un lato è motore della generosità dei cittadini; dall’altro ne è il destinatario. È quella della Fondazione Centro Cardiologia e Cardiochirurgia A. De Gasperis, ente per la diffusione della cultura medico scientifica che opera di 50 anni ‘compiuti’ a fianco del Dipartimento Cardiotoracovascolare dell’Ospedale Niguarda. Ed è un mezzo secolo che vale la pena di ricordare, quello della Fondazione A. De Gasperis, ma soprattutto perché è emblematico del pragmatismo che scorre da sempre nelle vene dei milanesi.

Era il 1968, un periodo in cui la medicina italiana disponeva di risorse modeste, mentre la popolazione colpita da malattie cardiovascolari era già molto elevata. In questo quadro, la spinta che portò all’istituzione dell’Associazione Amici del Centro De Gasperis venne da un obiettivo contingente e concreto: l’allora Divisione cardio-toracica dell’Ospedale Niguarda – la prima in Italia, realizzata nel 1955 dal prof. Angelo De Gasperis – andava ampliata per accogliere un numero sempre crescente di pazienti che chiedevano un ricovero.

Il capitale necessario, oltre 500 milioni di lire, fu raccolto grazie all’interessamento dell’industriale e benefattore Furio Cicogna, primo presidente dell’Associazione, e al coinvolgimento di alcuni generosi amici. Da lì in poi, lo sviluppo delle attività cardiologiche e cardiochirurgiche fu continuo e la Divisione, poi Dipartimento Cardiovascolare, divenne un punto di riferimento non solo per i malati, ma anche per i medici che venivano ad apprendere le nuove tecniche e metodiche di cura e a esplorare nuovi modelli organizzativi. Proprio come avviene oggi con il Convegno annuale di Cardiologia promosso dalla Fondazione.

fondazioneNel 2004 l’Associazione si è trasformata in Fondazione Centro Cardiologia e Cardiochirurgia A. De Gasperis, proseguendo nel perseguimento delle sue finalità in sinergia con il Dipartimento Cardiotoracovascolare: la donazione di strumentazioni innovative, la formazione medico-scientifica, il sostegno economico ai giovani medici, gli interventi di sensibilizzazione e prevenzione rivolti ai cittadini… Progetti, tutti, al servizio della salute delle persone, attraverso la promozione della cura e della ricerca.

E i prossimi 50 anni? «In un momento in cui la ricerca e la sperimentazione in campo cardiologico aprono nuove strade per la salute, la prevenzione e la cura – spiega il presidente Benito Benedini – il nostro compito sarà quello di supportare il Dipartimento nel cogliere le nuove sfide poste da questo scenario, attraverso un modello virtuoso e innovativo di rapporto pubblico-privato. Un impegno che farà tesoro di 50 anni di esperienza, ma sarà sempre attento a rimodulare le strategie d’intervento per adeguarle costantemente ai tempi e alle esigenze. Ciò che non cambierà sarà la filosofia ispiratrice dell’attività della Fondazione De Gasperis: la concretezza degli obiettivi e la possibilità di toccare con mano i risultati».

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