L’ANTICO CHIOSTRO DEL CONVENTO DEGLI ANTONIANI

di Carlo Radollovich

Il chiostro, spesso denominato “Trivulziano”, si trova in pieno centro cittadino, esattamente in via Sant’Antonio, ed è utilizzato dall’Università Statale. Apparteneva ai monaci Antoniani, che si stabilirono in questa area attorno al 1270, ed è ubicato accanto al luogo dove oggi si ammira la chiesa di Sant’Antonio Abate, autentico gioiellino, consacrato nel 1654, con quattro cappelle di spicco (Acerbi, San Gaetano, Ascensione, Immacolata) che lasciano incantati i visitatori.

Disponeva in origine di un piccolo ospedale e l’intera struttura venne ampliata da Bernabò Visconti (1323 – 1385) e successivamente passò sotto la protezione di Gian Galeazzo Visconti (1351 – 1402). In seguito, malgrado Filippo Maria Visconti esaltasse l’opera dei monaci sotto il profilo medico e li esortasse a continuare la loro fattiva opera nei riguardi dei cittadini bisognosi di cure, accadde che Francesco Sforza, autorizzando la costruzione ospedaliera della Ca’ Granda nel 1456 e avviando quella riforma sanitaria che porta il suo nome, decise di sopprimere l’ospedale dei monaci Antoniani.

Il chiostro venne comunque restaurato nel corso del XVI secolo, ad eccezione del campanile in mattoni a vista (vedi foto), terminante con una cuspide a cono. I lavori di restauro iniziarono nel 1582 su progetto dell’architetto Dionigi Campazzo (il quale si occupò anche del rinnovamento della chiesa di Sant’Antonio Abate), con l’inserimento di arcate e fregi in terracotta secondo lo stile quattrocentesco e prevedendo colonne doriche al piano terreno e ioniche al primo piano.

Lungo la struttura orizzontale, sostenuta da colonne e composta dall’architrave e dalle cornici, si notano grifoni alati e scudi araldici.

Il chiostro costituiva l’abitazione del cardinale Ildefonso Schuster (1880 – 1954). Oggi viene spesso usato, durante l’intero anno, da tutte le associazioni laiche della Diocesi.

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