IL “FOPPONINO” DI PORTA VERCELLINA

di Carlo Radollovich

Premesso che “foppa”, in dialetto milanese, significa “fossa”, i concittadini del secolo scorso citavano spesso il Fopponino, ossia il cimitero non più esistente, di Porta Vercellina, situato tra l’attuale piazzale Aquileia e viale San Michele del Carso. Un “ritaglio” del Seicento, secolo in cui le epidemie di peste erano quasi all’ordine del giorno, è rappresentato da un vero e proprio portale che segnalava l’ingresso del cimitero. Sullo stesso è possibile leggere ancora oggi (in piazzale Aquileia) il seguente monito: “Ciò che sarete voi, noi siamo adesso / Chi si scorda di noi, scorda sé stesso” (vedi foto).

Nel camposanto si eseguivano inumazioni e si celebravano funzioni già nel 1576, quando la prima grande pestilenza colpì Milano. I morti si contavano a centinaia e fuori dalla città si contavano alcuni lazzaretti di media grandezza (oltre a quello vastissimo citato dal Manzoni e del quale sopravvive oggi soltanto una piccola parte, visitabile in via San Gregorio), ciascuno con accanto il proprio cimitero.

Quando il tempo delle grandi epidemie poté dirsi concluso, tutti i cimiteri edificati per l'”emergenza” furono chiusi ad eccezione di quello di Porta Vercellina. Qui furono eseguite alcune sepolture sino al 1895, mentre la soppressione definitiva avvenne nel 1912.

Il portale di cui facevamo cenno più sopra risulta oggi sormontato dalle statue dei Santi Carlo Borromeo e Giovanni Battista ed è chiuso da un portone in ferro. Quando la parrocchia vicina, dedicata a San Francesco d’Assisi, è aperta, è possibile accedere ad un giardino ove sono state conservate diverse lapidi appartenenti al vecchio camposanto. Sottolineiamo che qui erano stati sepolti diversi uomini illustri; tra gli altri, il politico ed economista Melchiorre Gioia, il coraggioso missionario pure combattente a Milano nel corso delle Cinque Giornate Carlo Salerio, lo scultore allievo del Canova Gaetano Monti,l’astronomo e matematico Barnaba Oriani, il patriota Amatore Sciesa.

E’ visitabile, con il consenso della parrocchia di San Francesco, un mini-tempio, datato 1663, ove oggi si celebrano funzioni da parte della comunità etiope di Milano.

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