LA PIAZZA MILANESE DELLE ESECUZIONI

di Carlo Radollovich

Ci troviamo in piazza Vetra, uno spazio decisamente ampio denominato anche “Parco delle Basiliche” perché si estende tra le chiese di Sant’Eustorgio e San Lorenzo. Il nome proviene da “castra vetera”, ossia un accampamento militare romano, sede di numerosi soldati che erano stati messi a guardia del palazzo imperiale. Qui scorreva un canale che si avvicinava al lato nord della piazza e che sulle mappe medievali veniva identificato come “Vetera”.

Su questa piazza venivano arse o impiccate le persone ritenute colpevoli di stregoneria o perché accusate di eresia. Dopo la ben nota vicenda relativa a Caterina Medici, al servizio del senatore Luigi Melzi d’Eril e condannata a morte per aver procurato malefici al suo padrone (anno 1617), le ultime ree, dapprima strangolate e poi bruciate al rogo, erano state Anna Maria Madrillos Pamolea, figlia del castellano spagnolo Hernandez Madrillos e della sua serva Margherita Martignona. Dopo quattro anni trascorsi nelle carceri di Santa Maria delle Grazie, il Tribunale della fede milanese le condannò a morte nel 1641. La vicenda fu resa nota nei minimi particolari solo grazie ad un fascicolo che documenta tra l’altro la confisca dei beni di Anna Maria Madrillos.

Ma molti milanesi ricorderanno pure di aver letto dell’esecuzione in piazza Vetra del barbiere Gian Giacomo Mora, scambiato per “untore” nel corso della pestilenza del 1630. Nel suo negozio, in corso di Porta Ticinese, furono rinvenuti unguenti e creme (prodotti tipici usati da un qualsiasi barbiere, spesso impiegati anche come disinfettanti). Dopo numerose torture subìte, egli confessò, in modo del tutto inventato e sperando di salvare la propria vita, di avere eseguito “unzioni” nei pressi di casa sua. Dapprima bastonato, rimase per sei ore in vista dei passanti, poi fu arso vivo in piazza Vetra e le ceneri disperse nella Vetra.

Ci si chiederà se tutti i condannati venissero giustiziati in questa piazza. No. Qui venivano impiccati oppure arsi (vivi) solo gli appartenenti al popolino. Era invece usanza procedere contro i nobili soltanto per decapitazione, uccisione che veniva per lo più effettuata davanti al Broletto.

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