IOMSO: icone che diventano “idola” metafisici

di Ugo Perugini

La mostra delle opere di Iomso è visibile presso la Galleria dell’Hotel 38 in via Canonica, 38, fino al 28 febbraio

Se ha ragione Michel Maffesoli, sociologo della quotidianità, quando dice che ” i miti, cristallizzazione dei sogni collettivi, permettono a una società di essere quel che è”, allora chi ai miti moderni, ai personaggi-icona (in positivo o negativo), si rifà, dipingendoli con tempere ad olio, su strati di stampe, carta da giornale, su legno o tela come IOMSO, ha colto nel segno.

Attraverso i lavori di questo artista, il viso e il corpo dei personaggi sconosciuti o dello sport, della musica, del cinema, della politica, dell’industria culturale in genere, riescono a esercitare potere di fascinazione, diventano essi stessi oggetti di design, strutture simboliche, si fanno linguaggio e la loro forma diventa immediatamente metafisica.

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Emerge dalle opere di IOMSO una sorta di trasfigurazione delle immagini atta a riprodurne un richiamo a un ideale favoloso, esposto, esibito, che diventa una chimera di senso, anche se spesso labile, nonostante l’impegno dell’artista a sottolinearne a parole valori e ideali.

Qualche esempio. Cassius Clay: “…non c’è niente di male a cadere. E’ sbagliato rimanere a terra”; Ronald Regan- Fucking Hero: “…In un periodo come questo gli eroi siamo noi”; Hurricane: “…non dimentichiamo mai di poter decidere, di pensare, e di esprimersi ed agire senza costrizioni.. o almeno pensare di poterlo fare!”; Gandhi: “dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere”, ecc.

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Ciò che rimane vivo anche per l’eternità, quindi, non è il corpo dell’icona che è destinato a morire, disintegrarsi, ma la sua immagine, il suo “doppio” e il messaggio che porta con sé. Si tratta, quindi, di immagini che vengono sottratte alla morte e restano vive eternamente, come idola metafisici, nell’immaginario mediale collettivo, vedasi Gandhi, Cassius Clay e altri – ancora vivi – ma destinati a resistere nel tempo, trasformare in realtà durevole e astratta ciò che è transitorio.

Persone comuni, atleti, pugili, star del cinema, della politica, personaggi che oscillano tra cultura e natura, echi commerciali che appartengono alla rappresentazione virtuale degli sponsor ma sono riproduzioni perfette delle loro icone, e hanno il compito di trasmettere visioni simboliche di bellezza, vaghe aspirazioni di promozione sociale, buoni sentimenti, oppure compassione, solidarietà umana o volute reazioni negative.

Dove, però, IOMSO trova la sua originalità è nel ritrarre personaggi sconosciuti. Qui, il suo stile a metà tra pop art, street art e upcycling emerge con forza, grazie alla capacità che possiede di dare una interpretazione emotiva al volto di chi ritrae, riuscendo a far diventare ogni persona un personaggio, addirittura un’icona. Come quelle più famose della sua personale galleria.

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Conosciamo più da vicino IOMSO. Dietro questa sigla un po’ criptica chi si cela?

Il mio vero nome è Tommaso Cavallini. Lavoro come graphic e Web designer nello studio di architettura design e grafica internazionale Lissoni Associati di Milano.

Da quanto tempo dipingi?

Da quasi quindici anni. Dieci anni fa, dopo che avevo realizzato il mio cinquantesimo quadro, mia moglie mi ha consigliato che era giunto il momento che mi facessi conoscere, che cominciassi a esporre. E così ho fatto. Prima ho cominciato a dipingere ritratti di persone famose, poi di amici e conoscenti e poi ho accettato anche incarichi su commissione.

Cosa significa per te fare un ritratto?

Significa cercare di cogliere l’essenza profonda della persona di cui cerco di riprodurre i lineamenti. E’ una ricerca lunga e spesso faticosa che mi consente di entrare in sinergia intima con l’altro, evidenziarne le peculiarità, attraverso lo sguardo, la postura, il corpo, da cui emerga la sua vera personalità e anche il suo vissuto più profondo. In ogni lavoro, poi cerco di esprimere le emozioni e i sentimenti che questo rapporto suscita dentro di me. Operazione questa che richiede parecchio tempo. Per un quadro spesso mi occorrono anche più di 20 ore di lavoro continuo.

Non sono molti i ritratti di persone sconosciute in mostra?

E’ vero, ma il motivo è semplice. Chi mi commissiona il ritratto poi lo conserva nella sua abitazione, oppure i ritratti sono regali personali, ad esempio tra amanti…

Quali tecniche usi per i tuoi lavori?

A me, come dico sempre, piace “surfare” tra le diverse tecniche. Uso tempere ad olio ma spesso faccio anche ricorso, soprattutto per gli sfondi, a caffè, terra, capelli, sabbia, reti metalliche, forme tipografiche, spray, collage e come supporti tavole di legno, fogli di giornale su canvas e, di recente, sto avvicinandomi alla tecnica del carving, cioè delle incisioni su legno. Amo, infine, riciclare oggetti, che altrimenti verrebbero eliminati, riportandoli a nuova vita.

Chiudiamo qui l’intervista con IOMSO, ricordando che chi volesse farsi fare un ritratto da lui può chiederglielo direttamente, instagram: @iomso – fb iomso – www.iomso.it (cell. 3403838893).

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