IN SAN MARCO UNA LAPIDE ABRASA

di Carlo Radollovich

Una curiosa lastra tombale, collocata nel transetto di destra dell’altare (chiesa di San Marco), evidenzia la figura di un uomo il cui viso risulta completamente sfigurato. Tale lapide rappresenta quanto rimane del sarcofago che in origine conteneva il corpo della misteriosa persona.

E’ probabile che si trattasse di un nobile o comunque di un personaggio altolocato che, per motivi che non conosciamo, sia stato evidentemente “punito” con la cancellazione della faccia di marmo dopo la sepoltura.

Potrebbe trattarsi di un caso che i latini avrebbero definito “damnatio memoriae” ossia condanna della memoria, con il preciso intento di eliminare tutti i ricordi legati alla persona. In effetti si voleva che le sue memorie, destinate ai posteri, sparissero completamente.

Davvero non esistono riscontri storici su questa lapide e non è nemmeno possibile effettuare ricerche, seppure parziali, che approdino a qualche risultato? Sì, poiché oltre al volto, accuratamente cancellato, sono state eliminate anche eventuali iscrizioni. Quale crimine potrebbe aver commesso il defunto? Si ipotizza che si fosse macchiato di gravi colpe nei confronti della Chiesa, ma è certo che non conosceremo mai né il nome e tanto meno gli antefatti che coinvolsero l’uomo privato del viso.

Approfittiamo della nostra presenza in San Marco per intrattenerci brevemente sul magnifico rosone che osserviamo sulla facciata. Notiamo che al centro dello stesso è stata posta la classica stella di David a sei punte. Come mai l’esistenza di questo simbolo ebraico? Sino ad un paio di secoli fa, la stella di David veniva occasionalmente riprodotta su edifici sacri cristiani (essa spicca, ad esempio, sulla basilica di Santa Croce a Firenze), ma dall’Ottocento in poi la sua raffigurazione si è fatta sempre più rara, forse per non confondere un simbolo sacro con un uso che si è costantemente ripetuto da parte massonica.

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