LA STATUA DEDICATA A PINOCCHIO

di Carlo Radollovich

La statua di Pinocchio, opera dello scultore Attilio Fagioli (1877 – 1966), che a metà degli anni Cinquanta l’artista aveva plasmato in bronzo con amabile cura, è stata restaurata dalla nipote Sandra Tofanari nel 2013.

Essa spicca, con tutta la sua attrattiva, nei giardini di corso Indipendenza, all’altezza di via Ciro Menotti. Attorno al piedestallo del monumento, che appare arricchito dalla presenza di due “personaggi” simbolo, ossia il gatto e la volpe, è stata realizzata una caratteristica fontana.

Qui, i bambini si rincorrono giocando mentre, a tratti, il loro sguardo cade sul dolce viso del bambino-Pinocchio, il quale, smesse le sembianze di burattino, osserva sotto di lui, quasi divertito e soprattutto soddisfatto, la sua vecchia immagine appartenuta al mondo delle marionette.

Un’iscrizione del poeta Antonio Negri (1881 – 1966), autore tra l’altro di “Arte e poesia” (1936), “El mond per aria” (1945), “El sogn d’ona nott d’inverno” (1945), intende spiegare sotto un certo aspetto il significato pedagogico del monumento. Eccola: “Com’ero buffo quand’ero burattino ! E tu che mi guardi, sei ben sicuro di aver domato il burattino che vive in te ?”.

E’ evidente che il poeta voglia porre la domanda riguardante il simbolico passaggio dall’infanzia più tenera all’età adolescenziale. E i giovanissimi  di oggi, forse ancora meglio rispetto al passato, sono in grado di interrogarsi sul significato dell’iscrizione.

L’opera di Fagioli sembra porre ulteriori interrogativi su certi comportamenti, condotte e atteggiamenti, ai quali ognuno saprà rispondere con spiccata oppure…velata sincerità.

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