IL SERPENTE IN SANT’AMBROGIO

di Carlo Radollovich

Sul lato sinistro della navata centrale, nella basilica di Sant’Ambrogio, è situata un’elegante colonna di granito, risalente con tutta probabilità all’antica Roma, su cui è possibile osservare un serpente di bronzo, di colore molto scuro.

Una vecchia tradizione riferisce che questo rettile sarebbe stato forgiato niente meno che da Mosé, mentre a capo del popolo ebraico usciva dall’Egitto per raggiungere Israele. Considerato che l’Esodo fu tra l’altro contrassegnato dalla presenza di numerosi serpenti,  la leggenda ci dice che sarebbe  bastato dare un semplice sguardo a questo rettile metallico per guarire rapidamente da qualsiasi morso di aspide, vipera e così via.

Si narra inoltre che il re Ezechia, o Hezekiah, a capo del regno di Giuda dal 715 al 687 a.C., non più tollerante verso un simbolo che stava per far sorgere un vero e proprio culto, dispose la distruzione tassativa di qualsiasi statua che raffigurasse un serpente.

Ma il rettile “appartenuto” a Mosè riuscì miracolosamente a sfuggire alle drastiche decisioni del re, tanto che riuscì a pervenire tra le mani dell’imperatore bizantino  Basilio II (976 – 1025), non si sa come, addirittura milletrecento anni dopo.

Lo stesso Basilio II, alleato con la Repubblica di Venezia, ma spesso ben disposto nei confronti della nostra città, pregò l’arcivescovo Arnolfo II, a capo della diocesi milanese dal 998 al 1018 e appena ritornato da Costantinopoli, di portare in dono a Milano l’oggetto bronzeo.  Correva l’anno1007.

Con l’occasione va curiosamente ricordato che i nostri concittadini, sino ai primi del secolo scorso, indirizzavano in molti  numerose preghiere al serpente per ottenere protezione da diverse malattie intestinali, soprattutto dalle tenie.

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