L’amianto: un killer silenzioso si aggira nelle nostre case…

di UP

Ospitiamo con piacere un articolo realizzato dall’ing. Francesco Fascì, consulente dell’Arcobaleno Spurghi S.r.l., che si occupa da oltre venti anni in modo specifico di consulenze legate alle tematiche ambientali e, in particolare, alla presenza di amianto in edifici e aziende. Il suo primo articolo fornisce alcune interessanti informazioni attorno a questo minerale e, soprattutto, alla sua pericolosità e alla necessità di riconoscere i prodotti con esso realizzati, di cui spesso ignoriamo l’esistenza.

Anche se ad oltre trent’anni l’utilizzo dell’amianto nel nostro Paese è stato definitivamente bandito, è comunque innegabile che siamo ancora “circondati” da prodotti che hanno questo minerale, in svariate percentuali, tra quelli costitutivi! Pertanto, rimane prioritario il quesito più importante: sappiamo riconoscerlo?

L’amianto o “asbesto” (temine greco che rimanda alla sua sostanziale “indistruttibilità”) sembrava essere, per il mondo produttivo, il “non plus ultra” dei minerali. Conosciuto fin dall’alba dei tempi (pare che gli stoppini delle lampade degli antichi greci fossero di asbesto…), esso è ubiquitario in natura (anche in Italia: la cava di Balangero, in provincia di Torino, era la più grande d’Europa, ed è stata attiva fino alla fine degli anni ‘80!), facilmente estraibile ed altrettanto facilmente lavorabile, con caratteristiche fisico-meccaniche eccezionali (straordinariamente resistente al calore, ma anche con ottime caratteristiche di fono-assorbenza): insomma, sembrava essere l’Eldorado del mondo produttivo…  Ed in effetti, per lungo tempo fu così…

Oggi, il “pensare comune” associa l’amianto  alle diffusissime lastre di copertura in fibro-cemento, tanto che ormai quello che era nato come un marchio commerciale (“Eternit”, registrato ai primi del ‘900 per queste lastre) è diventato oggi, nel linguaggio comune, sinonimo di “amianto”!

In effetti, questa soluzione tecnica, una volta introdotta, divenne quasi monopolistica nel settore (grandi impianti per la produzione di queste lastre erano operanti anche in Italia, com’è tristemente noto viste le vicende di Broni, Casal Monferrato, ma anche a Bari, Bagnoli…), fin quando, prima ancora che avessero risonanza gli studi medici che sancivano la pericolosità connessa all’esposizione alle microfibre amiantifere, si era iniziato comunque (e per fortuna!) a riscontrare un calo delle vendite, perché gli architetti trovano antiestetiche (se non proprio brutte…) queste coperture!

Quello che tanti purtroppo non sanno è che la tecnica del “fibro-cemento” si era dimostrata vincente in tante altre applicazioni: ci sono, per esempio, ancora oggi svariati chilometri di collettori di acqua potabile, in reti acquedottistiche in esercizio, realizzati con tubazioni in “fibro-cemento”!

Quindi, come detto, il nodo cruciale da sciogliere, in maniera prioritaria è: come individuare un prodotto che possa essere stato realizzato con materiali contenenti amianto?

Anche a voler restringere, in questa sede, il campo a prodotti afferenti al mondo che gira intorno agli edifici, la domanda che sembra semplice, implica risposte a volte molto, molto complicate… Ricordiamoci che la gamma dei prodotti per i quali è stato utilizzato, in passato, se non infinita sicuramente è molto lunga, pertanto una prima discriminante potrebbe essere: in che anno è stato realizzato il prodotto da indagare?

Una pavimentazione in linoleum degli anni ’90, stesa in rotoli uniformi, rispetto ad una pavimentazione in linoleum della quale si ha certezza che sia stata posata negli anni ’60 – ’80, che si presenti in forma di quadrati con lato di 30*30 cm e/o 40*40 cm, indubbiamente fa propendere verso quest’ultima la probabilità/sospetto che in essa sia presente, tra gli elementi costitutivi, l’amianto!

Anche l’aspetto esteriore può/deve far nascere il sospetto di essere in presenza di materiali contenenti amianto. Un vecchio vaso di fiori, risalente ad anni “sospetti” (fine anni ’70) che “a vista”, nei punti che nel tempo si sono “sbrecciati”, si presenta con bordi fibrosi poco compatti ed uniformi, deve ingenerare in chi lo guarda il sospetto che esso presenti, tra i materiali costitutivi, minerali amiantifieri!

A rendere ancora più complicata una problematica già di sé di non facile approccio, vi è anche il problema connesso al fatto che può verificarsi il caso in cui il prodotto “sospetto” sia, in realtà, costituito da un sandwich di materiali, anche di diversa natura

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Quando si esamina, ad esempio, la struttura posta come coibentazione di tubazioni, qualora gli altri “indicatori” prima descritti siano “sospetti” (soprattutto l’anno di posa del materiale…) ciò deve suscitare il sospetto che si potrebbe essere, anche in questo caso, in presenza di materiali contenenti amianto.

La risposta quindi, in ogni caso, non può che venire da specifiche analisi di laboratorio su campioni massivi rappresentativi dell’intero materiale attuando quindi un puntuale censimento della struttura. Il tema verrà approfondito in un successivo articolo.

amianto

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